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FINANZA E POLITICA/ "L'inganno" dell'euro svelato da Draghi

Pubblicazione:sabato 28 marzo 2015

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Rispondo con una battuta classica: non si è mai sentito l'oste parlar male del proprio vino. Fra l'altro sono rimasto positivamente colpito dal fatto che alcuni parlamentari gli abbiano espresso le proprie perplessità sul fatto che lo stimolo del Qe possa trasferirsi all'economia reale. E anche io ho i miei dubbi al riguardo.

 

Perché?

Sappiamo benissimo che di liquidità sui mercati ce n'è quanta se ne vuole, indipendentemente dal Qe, altrimenti non avremmo rendimenti così bassi dei titoli di stato. Il punto è che non c'è il trasferimento di questa liquidità all'economia reale. Il problema resta il fatto che per avere credito in banca ci vogliono garanzie che oggi famiglie e imprese non sono in grado di soddisfare.

 

Confrontando le sue previsioni con quelle del Governo, è come se Draghi avesse detto che la crescita dell'Italia sarà merito suo. È così?

Lui si accredita funzioni e meriti che non ha. D'altronde, come si dice, in un paese di ciechi beato chi ha un occhio. La sua forza deriva quindi dalla debolezza degli altri.

 

Draghi si è anche rivolto agli euroscettici, ricordando che lo spread a 500 punti base del 2011 "è esattamente quello che gli italiani hanno pagato per 15 anni in media prima dell'introduzione dell'euro". Per il Presidente della Bce questo dovrebbe essere un elemento da considerare nel valutare l'utilità della moneta unica per la nostra economia. Cosa ne pensa?

Dopo che ho sentito queste parole di Draghi ho telefonato subito a dei miei amici americani e gli ho detto: guardate, siccome noi italiani abbiamo uno spread positivo sui vostri titoli di stato di circa 70 punti base, correte a fare le riforme! Battute a parte, il discorso dello spread non regge. Abbiamo visto che non è nient'altro che un termometro della propensione dei governi a sottostare alle regole imposte, uno strumento che viene usato per evitare il "dissenso": lo si è visto con Berlusconi nel 2011.

 

Tra l'altro uno degli argomenti usati contro gli euroscettici riguarda i danni derivanti dalla svalutazione dell'eventuale moneta nazionale sostitutiva dell'euro. Ma proprio in questi mesi la valuta unica si sta svalutando…

Guardi, vorrei solo ricordare che in Italia abbiamo un sottosegretario all'Economia, Paola De Micheli, che qualche mese fa sosteneva che se noi tornassimo alla lira ci sarebbe un decremento del Pil pari alla svalutazione, cioè se la moneta si svalutasse del 30%, allora anche il Pil scenderebbe del 30%. Ora, pensando che l'euro è sceso del 25% sul dollaro, mi chiedo se avremo una diminuzione del Pil del 25%. O se invece il Sottosegretario ammetterà di aver detto una cosa insensata. Se questa è la preparazione delle persone che occupano dei posti di governo, per di più nel settore economico…

 

Intanto ci sono però dei paesi dell'Eurozona che crescono bene: la Spagna conta di avere un Pil al +2,8% nel 2015…

Sì, ma a quale prezzo, visto che la disoccupazione resta ampiamente sopra il 20%? Bisogna sempre chiedersi se vogliamo seguire il bene del Paese o il bene delle teorie liberiste che si sono impadronite dell'Europa. 

 

(Lorenzo Torrisi)



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