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FINANZA E POLITICA/ "L'inganno" dell'euro svelato da Draghi

Pubblicazione:sabato 28 marzo 2015

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

«Il fatto che la sostenibilità dell'euro venga collegata esclusivamente alla capacità di fare riforme o meno è sbagliato e rivela la debolezza del sistema con cui l'unione monetaria è stata costruita». Così Antonio Maria Rinaldi, docente di Finanza aziendale all'Università Gabriele D'Annunzio di Pescara e professore straordinario di Economia politica alla Link Campus University di Roma, commenta le parole che Mario Draghi ha pronunciato in audizione alla Camera dei deputati. Giovedì, il Presidente della Bce aveva infatti detto che "l'Unione rimane fragile perché le riforme rimangono affidate ai singoli ambiti nazionali. Non c'è modo di garantire che i paesi prendano le misure necessarie per farne membri all'altezza dell'unione monetaria, questa è una cosa a cui occorre guardare per pensare un cambiamento".

 

Professore, qual è la debolezza dell'euro "svelata" da Draghi?

Il fatto che si è voluta costruire un'area valutaria partendo dall'ultima cosa, dalla moneta, che invece doveva essere un complemento finale a integrazione avvenuta. Correttamente si sarebbe dovuto procedere al contrario. Quindi, costruire prima un'unione politica e fiscale - che è quella che ora Draghi reclama - e poi adottare una moneta unica.

 

Draghi in un certo senso chiede agli stati di cedere altra sovranità.

Il Presidente della Bce parla come se avesse un qualche mandato politico, che invece non ha. Non credo poi che paesi come la Germania e la Francia siano disponibili a una cessione di sovranità fiscale e politica. Di fatto Draghi sta cercando di mettere delle toppe "tecniche" a una situazione che comunque è insanabile. Se non ci sono i presupposti di un'unione politica e fiscale di che cosa stiamo parlando? Lui potrà fare qualsiasi cosa, varare qualsiasi stimolo monetario, ma sarà solo un palliativo. In un certo senso sta mettendo le mani avanti.

 

In che senso?

È come se lui dicesse: io posso prendere qualunque provvedimento, ma se di fatto non c'è la volontà dei vari governi nazionali a procedere a una convergenza anche fiscale e politica, non si otterrà alcun risultato.

 

Quindi è come se avesse anche ammesso che il Quantitative easing non funzionerà?

Assolutamente. Le dirò che mi ha fatto piacere che qualche deputato gli abbia chiesto se lui pensa che gli stimoli monetari adottati siano idonei a correggere gli squilibri delle bilance dei pagamenti dei vari paesi. Perché questo è un altro grosso problema, con la Germania che ha un surplus superiore al 6%, da diversi anni e contro ogni regola. Questa è la dimostrazione tangibile che i tedeschi se ne stanno approfittando.

 

Prima ha detto che Draghi ha "sconfinato" nel terreno politico: riempie un vuoto e ha avuto una qualche "delega"?

Non credo che abbia avuto una delega. Penso che lui da tecnico sappia perfettamente che i giochi di prestigio della politica monetaria hanno dei limiti. In un certo senso ha ormai terminato le cartucce a disposizione e sa che l'unica cosa che può contribuire positivamente alla sua manovra monetaria è il supporto politico. Non ha nessun titolo o mandato per interferire col settore politico. E se per questo non ce l'ha nemmeno la Troika rispetto ai governi nazionali.

 

Draghi ha detto che l'Italia, grazie al Quantitative easing della Bce, avrà una spinta alla propria crescita di un punto di Pil da qui al 2016…


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