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Economia e Finanza

SPILLO/ Se il Pd "intercetta" le fusioni fra Popolari

Rodolfo Sabelli, presidente dell'Anm (Infophoto)Rodolfo Sabelli, presidente dell'Anm (Infophoto)

A proposito: nel luglio 2006, la corte federale della Figc condannò in primo grado Moggi a 5 anni di squalifica con proposta di radiazione e a 3 anni e 9 mesi l'allora presidente della Fiorentina Diego Della Valle. Il peso dei reati sportivi commessi dal patron della Tod's venne quindi giudicato pari a tre quarti abbondanti rispetto a quelli commessi dall'absolute evil master bianconero: eppure qualcuno ricorda una sola intercettazione "calciopolistica" pubblicata su Della Valle?

Quest'ultimo - l'anno prima - era grande azionista di Bnl, sotto attacco da parte di Unipol e degli immobiliaristi romani alleati. Nell'estate del 2005 gli italiani trascorsero le giornate in spiaggia divertendosi a leggere paginate di telefonate in libertà fra il governatore Antonio Fazio, l'amministratore delegato della Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani, l'ex capo della "razza padana" Emilio Gnutti, l'immobiliarista Stefano Ricucci; ospite immancabile - anche se "non indagato" - il premier Silvio Berlusconi. Nessuno, invece, ha mai saputo nulla di quanto si dicessero - nelle stesse ore al telefono - il presidente della Bnl, Luigi Abete, il socio-consigliere Della Valle, o l'allora executive vicepresident della Goldman Sachs Europe, Mario Draghi: advisor del colosso spagnolo Bbva, in quel periodo principale azionista di Bnl.

Nessuna intercettazione eventualmente leakable, ovviamente perché non c'era nessuna inchiesta: a differenza di quanto spinse la Procura di Milano a indagare in tempo reale sull'Opa Antonveneta sulla base di un esposto sempre rimasto nella penombra. Con intercettazioni immediatamente attivate (per di più per un'ipotesi di reato nuova: abuso di mercato). Intercettazioni finite "ad horas" sui giornali: le prime di una lunga serie.

Nessuno vuol discutere, neppure oggi, sull'obbligatorietà dell'azione penale esercitata da una Procura della Repubblica: su qualsiasi terreno. Ma nessuno può impedire di continuare a discutere - anche oggi, al livello della "democrazia reale" - sulla discrezionalità giudiziaria di intercettare o non intercettare, prima ancora che sull'uso mediatico delle intercettazioni "in corsa": soprattutto sul terreno finanziario.

Nel 2005 la Procura di Milano raggiunse forse l'apice dell'interventismo, "arrestando" per mesi il 40% di Antonveneta e rivendendola poi direttamente ad Abn Amro (Bnl fu invece ceduta a Bnp Paribas dai soci presso lo studio dallo studio di Guido Rossi). Forse non ce n'era bisogno, ma - dopo un'estate di intercettazioni mediatiche unidirezionali - l'opinione pubblica era convinta che fosse giusto così: che i "furbetti del quartierino" fossero i cattivi da combattere e punire, mentre - nella narrazione democratica costruita dalle intercettazioni - i buoni venivano giustamente salvati dai magistrati.

Dieci anni dopo, all'indomani delle dimissioni "d'opportunità" del ministro Lupi per scampoli di intercettazioni pubblicate, i dubbi democratici restano intatti: ancora una volta soprattutto sui buchi lasciati nell'opinione - non sembri un paradossale gioco di parole - dalle "non intercettazioni" versus le intercettazioni effettuate e pubblicate.

Ad esempio: un collega parlamentare di Lupi, il senatore Pd Massimo Mucchetti, ha scritto ieri sul suo blog un articolo in cui promuove con favore il coinvolgimento di Unipol Banca in un'ipotesi di fusione molto gettonata fra la Popolare di Milano e quella dell'Emilia Romagna. Nulla di illecito, nulla su che indagare. Certo la presa di posizione di Mucchetti è suonata per alcuni versi più giornalistica che politica: più propria dell'ex vicedirettore de Il Corriere della Sera che dell'attuale presidente della commissione Industria del Senato. Più frutto di (possibili, non illecite) conversazioni riservate ("giornalistiche") con protagonisti di singole operazioni finanziarie in cantiere che risultato di una valutazione generale di politica bancaria su dati non riservati (come quelli acquisiti dai lavori di una commissione parlamentare). Tanto più che Unipol - salvatrice di Fondiaria Sai - è oggi grande alleata di Mediobanca e azionista di Rcs. Non è più l'Unipol corsara del 2005 di Giovanni Consorte. Che poi così corsara non era certamente agli occhi di Piero Fassino ("Abbiamo una banca" , rarissima intercettazione a sinistra) e soprattutto di Pierluigi Bersani, catapultato alla leadership del Pd proprio dalla Lega coop emiliana. Quel Bersani che nel 2013 ha candidato direttamente Mucchetti nel suo "listino" personale (regola elettorale normalmente vituperata a sinistra in quanto porta d'ingresso parlamentare per presunte "olgettine" del centrodestra). Quel Bersani che fu - soprattutto - il braccio operativo della "madre di tutte le Opa", su Telecom.


COMMENTI
28/03/2015 - Per giocare... occorrono le palle (Giuseppe Crippa)

Tenendo presente il fatto che Credit questa volta accetta anticipatamente ogni critica comincio col fargli presente che le intercettazioni che le persone serie hanno ricordato in questi giorni non sono state quelle pittoresche di Moggi ma quelle, ben più numerose e gravi, del povero Giacinto Facchetti, e subito dopo gli ricordo che chiamare “giustizia” (e quindi ponderare reati) quella della Federazione Italiana Gioco Calcio è un’impresa che supera ampiamente il limite del ridicolo. Premesso questo, concordo con lui con le critiche all’uso cinicamente mirato della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e sulla strumentalità delle esternazioni dell’on. Mucchetti ma gli ricordo infine che rendere pubblico il contenuto di telefonate di cui si è protagonisti non è reato. Quindi s e”qualcuno dei protagonisti delle telefonate che intercorrono in questi giorni” se la sentisse, le registri e ce le faccia conoscere. Anche in questo caso il mondo del calcio potrebbe essere preso ad esempio, nella persona del direttore sportivo dell’Ischia Calcio.