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FINANZA E POLITICA/ Sapelli: le scelte di Renzi rendono l'Italia più povera

Pubblicazione:martedì 3 marzo 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Il concetto di rivoluzione passiva ha trovato nelle recenti analisi di Lodovico Festa, degno erede dell'inventore del concetto, il grande Vincenzo Cuoco, un interprete straordinario. La politica di Renzi viene appunto interpretata come il concetto chiave per capire l'attuale fase politica italiana. La rivoluzione passiva è il cambiamento promesso da un manipolo di audaci che si pongono  fini non coordinati dai mezzi, ossia senza una base sociale che quei fini sostengano in qualsivoglia modo. 

Un tempo gli audaci delle rivoluzioni passive erano votati non solo al disastro politico ma anche al patibolo e fu a Eleonora Pimentel e ai suoi sodali che appunto Cuoco pensava mentre scriveva le pagine dolenti e lucide dalla disperazione sulla fallita rivoluzione napoletana, ancora sotto l'incubo delle cannonate delle navi inglesi ch'erano apparse nella rada di Napoli. L'Italia attraversa un periodo di rivoluzione passiva: il manipolo di audaci sono Renzi e i suoi seguaci che hanno rotto gli schemi partitocratici "rank and file" e inverato una nuova specie di partito personale fondato sulla conquista elettorale, da un lato, e la rappresentanza sociale polverizzata, dall'altro. 

Questo modello riesce a catalizzare ampie fasce di elettorato e nel contempo frantuma gli schieramenti subculturale sia di destra, sia di sinistra in senso tradizionale, perché si incardina nella più pesante crisi economica che l'Occidente abbia mai prodotto con il suo capitalismo ormai finanziarizzato e incapace di produrre occupazione. In una nazione come l'Italia a disgregazione accelerata dello Stato sia dall'alto, per il peso tecnocratico europeo, sia dal basso, per la devertebrazione statuale - non avendo l'esercito come vertebra in sostituzione della burocrazia legal-nazionale e avendo perso i partiti di massa in guisa sostitutiva, la mazza della magistratura rimane l'unica vertebrazione; ma essa non è in grado di esercitare un potere unificante sullo Stato. Le conseguenze sono devastanti, soprattutto in campo politico-economico, ossia laddove si forma la società economica che è anch'essa in profonda trasformazione.

Il caso italiano sta divenendo un modello di case study à la Harvad per enfatizzare una silhouette di politica economica puntiforme e non di lungo periodo, ma invece profondamente pervasiva e compulsiva al di là delle regole della poliarchia democratica. Mi spiego: quale che sia il verso (interventista da economia mista o laissez-faire) di una politica economica inserita nelle regole per noi europee, essa deve fondarsi su un'enunciazione di generali criteri allocativi di risorse o distributivi sul mercato borsitico di assets di proprietà in vario modo statuale. In mancanza di essi e in presenza invece di interventi puntuali compulsivi sub specie decreti leggi o peggio provvedimenti amministrativi sottratti a ogni foro argomentativo, non possono non nascere narrazioni sui poteri situazionali di fatto nazionali e internazionali che quelle allocazioni o quelle cessioni producono. 


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COMMENTI
03/03/2015 - Renzi è un ulteriore problema (Carlo Cerofolini)

Fa diciamo piacere che anche il Prof. Sapelli evidenzi come in definitiva Renzi e la sua “squadra” non sono la soluzione ma rappresentino un ulteriore problema che si somma a quelli già gravi che affliggono l’Italia. Speriamo che lo capiscano anche i cittadini e che se ne ricordino alle prossime elezioni, altrimenti poveri noi.