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BANCHE/ Tarantini: non copiare dall'estero per le "nuove Popolari"

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Graziano Tarantini  Graziano Tarantini

Banca Akros "fin dalle sue origini avrebbe potuto fare di tutto, ma per opportunità ci siamo concentrati sull'investment banking, pensando che come banca piccola avremmo salvaguardato il nostro futuro avendo una forte specializzazione, puntando su capitale umano e tecnologia". Una sfida vinta: "Akros è diventata un modello. Non abbiamo mai avuto grossi problemi, abbiamo mantenuto livello di redditività importante per l'azionista. Mi auguro - sottolinea Tarantini - che le banche diminuiscano e che si possano ridefinire aree di specializzazione, perché il mercato non ha bisogno di tutto far tutto". Come per il decreto delle popolari - il sistema non è stato in grado di auto regolarsi - anche la diminuzione del numero dei componenti del consiglio di amministrazione è stata 'dettata' da una norma: "un'occasione persa", sentenzia.

Se la mossa del Qe "sta ridando respiro ai mercati" questa "spinta non ha carattere duraturo senza riforme vere", aggiunge Tarantini. "Passi avanti si stanno in parte facendo, penso al Jobs Act, ma deve ripartire la fiducia, le imprese devono tornare a investire, devono innovarsi, devono tornare a lavorare all'estero. Occorre far ripartire il mercato finanziario efficiente, è vero che la dimensione non è un dogma ma sono le medie aziende quelle che crescono meglio, che puntano su innovazione e valorizzazione dei talenti". In questo senso "bisogna aprirsi al mercato, bisogna snellire la burocrazia. Un'azienda che si apre al mercato - conclude - ha criteri maggiori di trasparenza" per fare del mercato un'opportunità.



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COMMENTI
31/03/2015 - Banche e imprese (Giuseppe Crippa)

Tra le tante cose condivisibili esposte da Tarantini ce ne è una che fa eccezione: “convertire crediti in partecipazioni è una cosa anomala che le banche non devono fare”. Ovvio che sarebbe bene che le banche non divenissero azionisti stabili di società industriali ma in caso di crisi il loro contributo al risanamento di una impresa non mi pare disprezzabile. Sarebbe comunque bello se in futuro Tarantini ci spiegasse il perché della sua affermazione.