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DALLA GRECIA/ Il default che risolve i problemi di Tsipras

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

È soltanto un'ipotesi, ma qualcuno inizia a pensare che la tattica politica di Tsipras sia di carattere "sperimentale": arrivare al default (sospensione dei pagamenti) per misurare le reazioni della società e per allentare la pressione dell'ala sinistra del partito, la quale, di fronte alla probabile indignazione generale, potrebbe ammorbidire le sue posizioni in nome del "benessere del popolo". Poi, dopo questa scossa tellurica, firmare l'accordo con Bruxelles, che prima o poi Tsipras sarà obbligato a firmare pressato com'è dalla situazione finanziaria. 

Tra una decina di giorni, le casse saranno vuote e non ci sono indizi che portino a ritenere che prima del 9 aprile (giorno in cui si dovranno onorare alcuni debiti) l'Eurogruppo (qualora si riunisse nei prossimi giorni) darà il via libera per il pagamento alla Grecia di una tranche del prestito. Vuoi per la festività pasquale (quella cattolica cade una settimana prima di quella ortodossa), vuoi soprattutto perché le discussioni sulla lista inviata da Atene è quanto mai generica. 

Fonti governative elleniche parlano di "clima di fiducia" e di "progressi". Fonti comunitarie insistono nel definire la lista una "esposizione di buone intenzioni", senza però una tabella precisa di benefici contabili. Quindi, per ora nessun accordo. Gli europei chiedono misure che portino immediatamente nelle casse un po' di contanti. E insistono su alcune riforme (pensionistica, privatizzazioni, tasse sulla prima casa) che il governo ha definito "non negoziabili" perché fanno parte delle promesse pre-elettorali. Si sa comunque che 18 sono le riforme proposte dal governo Tsipras e che queste dovrebbero portare nelle casse pubbliche circa 3-3,2 miliardi. Da Berlino, il portavoce del ministero delle Finanze ha dichiarato che la Grecia non ha ancora presentato la lista dettagliata delle riforme che propone ai creditori e ha aggiunto che il governo greco si era impegnato a presentare la lista non al più tardi di lunedì (ieri per chi legge). Poi, nel tardo pomeriggio, ecco però apparire la lista ufficiale: si parla di privatizzazioni, di lotta all’evasione fiscale (con controlli dei conti esteri), di vendita di concessioni governative (gioco elettronico e frequenze televisive), di interventi nella Pubblica amministrazione e dell'indipendenza dell’Agenzia delle entrate. Si prevede un tasso di sviluppo pari al 1,4% (rispetto al 2,9%), mentre nel prossimo anno dovrebbe attestarsi sul 2,9%.

La "incertezza creativa" (copyright di Yani Varoufakis) con cui è stata redatta la lista (e poi quale lista?) era l'unica scelta che poteva prendere questo governo per ragioni di equilibri interni di partito e di coalizione. È un gioco pericoloso che non fa altro che irritare i creditori e allarmare la società. Ormai è diventato quasi un fatto fisiologico: a ogni apertura verso Bruxelles corrisponde una presa di posizione di antagonismo. Mentre la lista era in viaggio per Bruxelles, il vice-ministro degli Esteri per i rapporti economici internazionali affermava: "O si arriva a un compromesso condiviso oppure è la rottura". Poche ore dopo rettificava il tiro. Mentre a Bruxelles si riuniva il Brussels Group, il vice-ministro dell'Energia, Panagiotis Lafazanis, chiedeva "scelte coraggiose contro una Comunità europea germanizzata". Nel frattempo, sull'agenzia di stampa cinese si leggeva la dichiarazione del vice-primo ministro Yannis Dragasakis, nella quale dichiarava che il governo ellenico era disposto a cedere la maggioranza delle azioni del Porto di Pireo alla società cinese Cosco. È seguita la smentita di vice-ministro della Marina mercantile. 



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COMMENTI
31/03/2015 - Il default in prova (Moeller Martin)

E come dovrebbe funzionare il default in prova? Oggi non paghi ma domani torni e dici che hai scherzato e faranno la coda per poter comprare i tuoi debiti? Certo che Tsipras potrebbe anche crederci, Dopotutto è uno che crede di poter scaricare sugli altri le proprie promesse elettorali fasulle.