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SPY FINANZA/ Usa, il "bluff" che coinvolge anche l'Europa

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Anche perché l'esempio moderno più noto e chiaro di "stagnazione secolare" è quello del Giappone, la cui "decade perduta" si è di fatto tramutata in venti anni di crescita in calo. E attenzione, perché il fatto che la Yellen abbia citato questo modello non è cosa da poco, visto che anche membri ultra-cigni della Fed come Narayana Kocherlakota, il presidente della Fed di Minneapolis (il quale non ha diritto di voto nel Consiglio direttivo) lo scorso dicembre ha dichiarato che quello di una prolungata stagnazione «è un rischio che andrebbe preso in considerazione dai legislatori, ma non rappresenta il mio outlook modale». Ma la Yellen è andata oltre, visto che a suo modo di vedere il mero fatto che l'America possa precipitare nelle sabbie mobili economiche «ha importanti implicazioni per la politica monetaria nel breve periodo». 

Ovvero, marginalmente, il dato reale è quello di una Janet Yellen che se anche messa sotto pressione potrebbe mantenere mano ferma ed evitare un rialzo dei tassi, visto che quella della "stagnazione secolare" è una teoria politicamente polarizzante, tanto che lo scorso anno alcuni membri del Congresso proposero una legislazione per la Fed che la obbligasse a seguire la cosiddetta "Taylor rule", ovvero legare il mandato della politica monetaria della Banca centrale a specifiche misure economiche, tra cui il tasso di interesse in equilibrio fissato al 2%. Ma Janet Yellen, nel silenzio dei grandi media, venerdì scorso ha detto a chiare lettere che a suo modo di vedere il punto di equilibrio è al di sotto di quel livello: quindi, se davvero fossimo in un mondo contrassegnato a livello economico da una "stagnazione secolare", il tasso neutrale necessario sarebbe ulteriormente più basso di quello su cui sta ragionando la Yellen, visto che a suo modo di vedere «se la Fed cominciasse a operare come se il punto di equilibrio dei tassi fosse superiore a quello attuale, questo potrebbe sostanziarsi in costi economici apprezzabili e creare i presupposti per un ambiente di stagnazione secolare». 

Insomma, l'economia è una bestia con un temperamento forte che va saputo gestire e per la Yellen, la quale conosce il reale stato dell'economia Usa, l'ultima cosa da fare è testare ora il mercato attraverso un rialzo dei tassi. Paradossalmente, appare più probabile un mascherato ritorno a qualche forma di Qe. Anche perché il famoso Qe della Bce, sta già creando non pochi danni al mercato obbligazionario, non ultimo il crollo della curva del Bund e di fatto l'aggravarsi quasi quotidiano della mancanza di collaterale, come ci mostrano i due grafici a fondo pagina: e a cosa porta il tasso del Bund perennemente in negativo, ma sempre appetito dagli investitori? Al nostro spread in rialzo, come abbiamo visto ieri sopra quota 110 punti base. 

E attenzione, perché le mosse della Fed non sono affatto slegate dai destini dell'Europa, la quale infatti sta vivendo un periodo molto pericoloso, nonostante la vulgata corrente sia quella in base alla quale il prezzo basso del petrolio unito al Qe rappresenta un'occasione imperdibile per la ripresa. Balle, non ci può essere ripresa senza credito e con le banche annegate di sofferenze e incagli - stanno già vendendoli in blocco ai fondi speculativi a 40 centesimi sul dollaro -, nessun istituto che stia sfruttando la manovra di stimolo dell'Eurotower metterà più del minimo sindacale nell'attività di prestito a famiglie e imprese. 

In compenso, rischiamo di vivere un déjà vu del collasso vissuto dal Nasdaq nel 2000, visto che la propensione con cui gli investitori stanno accettando tassi negativi sul debito sovrano dell'eurozona ricorda molto l'atteggiamento di chi nel 1999 era underweight sui titoli tecnologici, salvo salire in giostra all-in poiché si credeva che quelle continue Ipo di aziende avrebbero conosciuto solo corsi rialzisti, nonostante i fondamentali economici molto scarsi. Lo stesso vale per noi, la Spagna, il Portogallo e la stessa Francia oggi: insomma, l'afflusso in massa in partecipanti al mercato obbligazionario sovrano Ue ha reso il settore in una posizione di bilanciamento maggiore che nel 2014 e questo potrebbe portare a una resistenza ridotta da parte di chi investe rispetto all'ipotesi di rendimenti al rialzo, a una pazienza drogata dall'aspettativa salvifica del Qe Ma questo potrebbe davvero essere il detonatore, visto che un qualsiasi processo di ri-prezzatura dei Treasuries Usa - strettamente correlati alle politiche della Fed - e di altri bonds governativi core, vedi il Bund o il Ggb giapponese, potrebbe portare come conseguenza una sell-off su gran parte del settore del reddito fisso globale. 

Siamo pronti a un'ipotesi simile? Siamo attrezzati per un nuovo 2000 in salsa obbligazionaria sovrana? Quante cose non vi dicono quotidiani e telegiornali, vero? Cosa attenderci ora? Nulla di più scontato che il dato GDPNow della Fed di Atlanta finisca a 0,0% per il primo trimestre di quest'anno entro pochi giorni. Se non terminare direttamente in negativo, sancendo l'ufficialità della recessione Usa. Ma tranquilli, c'è già la scusa pronta: la stagnazione secolare.



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31/03/2015 - Problemi dell'ecconomia reale USA (Moeller Martin)

Da decenni la finanza è un casinò che vive di vita propria con pochi contatti con la cosidetta ecconomia reale. Quest'ultima negli USA ha da anni problemi strutturali seri sia per mancanza di competitività, sie per una cultura di gestione industriale inadeguata, oltre ad essere penalizzata sui mercati globali dall'immagine negativa degli USA ancora più che dal cambio.