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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Forte: dalla scuola alla banda larga, così Renzi ci lascia nel pantano

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L’impatto potrebbe essere enorme, perché il lavoro edile che sottende alla banda larga richiederebbe diversi miliardi di euro. Ciò genererebbe un volano di sviluppo molto importante, perché gli scavi darebbero lavoro a numerosi disoccupati anche privi di una preparazione specifica. Con l’edilizia che ristagna, si renderebbe l’offerta nuovamente disponibile e ciò sarebbe prioritario, come lo sono del resto anche altre politiche di lavori pubblici.

 

Che cosa ha frenato finora il piano sulla banda larga?

Il fatto che renda necessari investimenti molto rilevanti. È questo il motivo per cui Telecom non può attuare l’intervento, anche se il governo non sceglie chi altro lo potrebbe fare. Andrebbe varato un programma sulla banda larga con i mezzi pubblici, in quanto è normale che una rete strategica sia finanziata dal Tesoro. La banda larga tra l’altro è molto più necessaria al Paese di una Snam Rete Gas in mani pubbliche.

 

In che modo si dovrebbe intervenire sulla banda larga?

Lo Stato dovrebbe mettere sul piatto una cifra, inducendo Telecom Italia a partecipare a sua volta. A quel punto nel pacchetto azionario potrebbero entrare anche soci esteri minoritari, anche se ovviamente non si possono accettare imprese pubbliche straniere.

 

Qual è il suo giudizio sulla stabilizzazione dei precari della scuola?

Questa è l’ultima cosa di cui bisognava occuparsi, in quanto si tratta di un provvedimento con uno scopo puramente elettorale. La vera questione da porsi era se chi ha fatto il concorso dovesse essere assunto o meno. Ci sono però due punti da chiarire. Il primo è che in una parte delle scuole sarebbe razionale fare le assunzioni per concorso. A questo si aggiunge un problema di mobilità, in quanto le classi fluttuano e i programmi sono modificati, con l’offerta di docenti che è diversa da quella tradizionale. I precari sono quindi un elemento indispensabile per dare flessibilità al funzionamento della scuola.

 

(Pietro Vernizzi)

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