BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA E POLITICA/ Forte: dalla scuola alla banda larga, così Renzi ci lascia nel pantano

Pubblicazione:mercoledì 4 marzo 2015

Infophoto Infophoto

«Investimenti, liberalizzazioni e un piano per la banda larga: è questo ciò di cui ha bisogno l’Italia. Non ha senso andare a fare la predica all’Europa quando poi i fondi Ue per il Mezzogiorno non sono utilizzati perché il nostro governo non se ne occupa». Lo afferma il professor Francesco Forte, ex ministro per le Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. Lunedì il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato in Germania dove ha incontrato il presidente Joachim Gauck e il Cancelliere Angela Merkel. Ieri quindi si è recato a Bruxelles, dove ha avuto un tête-à-tête con ii vertici di Parlamento e Commissione Ue. L’obiettivo è chiedere all’Unione europea di cambiare la sua linea in politica economica, anche se il punto di vista europeo è che è l’Italia a dover cambiare. Non a caso Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board della Bce e ora presidente di Societé Generale, nel corso di un’intervista a Repubblica ha sottolineato: “Il passo delle riforme è migliorato rispetto al passato ma è ancora troppo lento. Il Jobs Act è una buona legge, che probabilmente dispiegherà effetti positivi almeno a giudicare dall'attenzione con cui le aziende stanno aspettando i decreti attuativi. Ma è una. E la P.A., la corruzione, la giustizia civile e la burocrazia?”.

 

Professor Forte, chi ha ragione in questa querelle tra Italia e Ue?

L’Ue ha ragione in quanto l’Italia non sta attuando una politica di investimenti né pubblici, né privati. Mancano i mezzi per realizzare infrastrutture e banda larga e il governo non riesce a decidere chi debba stanziare le risorse. Per quanto riguarda Rai Way, Renzi sembra propenso a rifiutare l’offerta di Ei Towers, e per quanto riguarda Telecom Italia ha fatto marcia indietro sul decreto che serviva a generare l’investimento obbligatorio. C’è un’impasse totale che si aggiunge all’enorme ritardo per quanto riguarda l’alta velocità. È inutile chiedere all’Europa di investire, è l’Italia che dovrebbe rimboccarsi le maniche.

 

Che cosa dovremmo fare?

In primo luogo, le risorse vanno utilizzate in modo più razionale. Il bonus da 80 euro è costato 10 miliardi di euro, senza effetti benefici significativi per la domanda interna. Sarebbe bastato investire la metà di quella somma in nuove infrastrutture e l’effetto sarebbe stato molto più profondo. Vanno inoltre attuate le liberalizzazioni, per esempio eliminando l’obbligo di vendita degli immobili tramite il notaio. Su questo è stato presentato un timido disegno di legge, che al momento è fermo in commissione, mentre si interviene per decreto su una questione molto meno urgente come le banche popolari.

 

Che ne è stato nel frattempo del decreto Sblocca-Italia?

Il decreto Sblocca-Italia è completamente bloccato, con la parte relativa agli investimenti ferroviari in Campania e Sicilia che non si sa quale fine abbia fatto. Non riusciamo nemmeno a spendere i fondi Ue per il Mezzogiorno, in quanto il nostro governo non se ne occupa, e quindi è inutile andare a Bruxelles a reclamare altri soldi. La Bei potrebbe finanziare i progetti in Italia a condizione che ci fosse un’iniziativa del nostro governo.

 

Nel consiglio dei ministri di ieri è approdato il piano per la banda larga. Quale può essere l’impatto?


  PAG. SUCC. >