BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Austria e Grecia, i "disastri" spaventano l'Italia

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Per mettere la cosa in prospettiva, i vari bail-out bancari sono costati finora all'Austria il corrispettivo dell'11% del Pil, il doppio di quanto pagato dalla Gran Bretagna. E non basta, perché sempre Fitch ha sottolineato come l'esposizione delle banche austriache a Russia, Ucraina e al resto dell'Est europeo sia pari a 194 miliardi di euro, il 59% del Pil nazionale: forse hanno un po' esagerato, che ne dite? Per William Jackson della Capital Economics «le banche austriache rischiano di patire un doppio danno, perché potrebbero pagare sia la crisi che sta per colpire i creditori dell'Est a causa del crollo del mercato immobiliare, sia il deprezzamento della valute di quei paesi. Questi debiti in valute estere sono guai a lunga combustione, ma le sofferenze bancarie emergono sempre col passare del tempo». E anche il Fmi ha reso noto che «le tre principali banche austriache - Raiffesen, Ernste e Volksbanken - sono vulnerabili a qualunque tipo di shock. I rischi rimangono elevati perché l'aumento delle sofferenze, i write-offs obbligati e i costi della gestione del rischio vanno a erodere i margini di profitto». 

Incredibile vero? Tutto questo sta accadendo dietro l'angolo, ma i giornali sanno solo venderci bufale su presunte riprese economiche a migliaia di chilometri da qui. Ve l'ho detto e ora comincia a palesarsi: il castello di carte creato dalle banche centrali sta per crollare e a tirare il colpo decisivo sarà proprio Mario Draghi con il suo Qe, di cui oggi verranno svelati i particolari operativi. C'è poi dell'altro che l'esperienza della Carinzia ci insegna. Ovvero, il fatto che anche una bad bank può diventare una bomba a orologeria di debito. Questa, infatti, per definizione dovrebbe essere avulsa dal contagio, visto che si parte dal presupposto che ciò che ci finisce dentro sia stato prezzato in maniera chiara all'atto del conferimento dei crediti: così non è evidentemente stato per Heta, forse per difficoltà nella prezzatura verso crediti concessi in contesti non cristallini come quello balcanico o forse per il brutto vizio delle banche di sotto-accantonare fondi a copertura delle perdite. In parole povere, cedo con somma gioia la mia immondizia a una bad bank pubblica che paga bene, almeno in base al valore di realizzo reale, lasciando che sia il tempo a far capire quale e quanta di quella immondizia rischia di essere anche radioattiva, oltre che puzzolente. 

Attenzione, quindi, perché visto che la smentita definitiva rispetto all'ipotesi bad bank per Monte dei Paschi non è ancora giunta, potremmo dover seguire con molta attenzione la vicenda conclusiva della banca senese, tra speranze di fusioni, aumenti capitale cui certamente il governo non dirà di no quando a luglio diverrà azionista tramite il Tesoro e strani risiko bancari che si annidano tra le pieghe della riforma delle popolari. La lezioni carinziana è meglio impararla bene, soprattutto perché come vi dicevo sta arrivando il redde rationem definitivo: il meraviglioso mondo delle banche centrali è infatti andato fuori controllo, dalla Fed alla Bank of Japan e il Qe della Bce sta cominciando a mietere vittime prima ancora di cominciare ufficialmente. 

Già, perché il sistema globale a rendimenti zero reso possibile dall'aspettativa del programma di stimolo europeo ha già creato un danno da 92 miliardi di euro nei fondi pensione e nei piani pensionistici delle aziende, tanto che se questa traiettoria al ribasso dovesse continuare le stesse potrebbero essere costrette a misure drastiche e andare incontro a un declassamento del rating. Stando a calcoli di Standard&Poor's, il crollo dei rendimenti vissuto finora ha fatto aumentare le liabilities dei piani pensionistici del 18% lo scorso anno, come ci mostra questo grafico: analizzando le principali 50 aziende europee, l'agenzia di rating ha infatti scoperto che i piani pensionistici sono pesantemente sottofinanziati, ovvero hanno deficit superiore al 10% del loro debito aggiustato, il quale è pari a 1 miliardo di euro. 

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
05/03/2015 - Fine del mondo! (Santino Camonita)

Con tutto il rispetto, ma sono parecchi anni che il dott. Bottarelli fa un pò come i Testimoni di Geova che preannunciano la fine del mondo la cui scadenza viene sistematicamente rinviata,tanto è vero che, per non correre troppi rischi, hanno preferito ormai lasciarla nel vago.

 
05/03/2015 - Sulla Grecia concordo con Lei (Giuseppe Crippa)

Grazie Bottarelli per aver scritto a chiare lettere quello che pensa di Tsipras, Varoufakis e del loro partito, Syriza, così ammirato anche da numerosi lettori – e da qualche penna - di questo giornale!