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SPY FINANZA/ Austria e Grecia, i "disastri" spaventano l'Italia

In Austria è in atto una crisi bancaria in pieno stile, le cui conseguenze sono pronte a riverberarsi anche sull'Italia. E la Grecia va sempre peggio. L'analisi di MAURO BOTTARELLI

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I giornali, troppo impegnati a ragguagliarvi sulle magnifiche sorti e progressive del governo Renzi, temo abbiano dimenticato di dirvi che in Austria, ovvero a poche centinaia di chilometri, è in atto una crisi bancaria in pieno stile, le cui conseguenze sono pronte a riverberarsi anche su di noi. Il governo austriaco, infatti, ha deciso di imporre perdite anche agli obbligazionisti senior della bad bank creata per accogliere i crediti deteriorati del gruppo bancario carinziano Hypo Alpe Adria Bank. Direte voi: e cosa ci interessa di cosa fa l'Austria? Dovrebbe, invece, visto che a Vienna stanno applicando per la prima volta una legge che recepisce la direttiva europea sulla risoluzione degli istituti creditizi e finanziari, normativa che stabilisce la possibilità che a condividere l'onere siano anche gli obbligazionisti senior: insomma, benvenuti nel secondo (dopo Cipro) bail-in europeo, strategia per evitare ulteriori esborsi ai contribuenti austriaci attraverso bail-out. 

Dopo i 5,5 miliardi di soldi pubblici iniettati negli ultimi cinque anni in Hypo Alpe Adria, collassata sotto il peso delle sofferenze su crediti nei Balcani, il governo austriaco ha infatti scoperto che la sua bad bank, Heta Asset Resolution AG, ha un ulteriore buco di capitale di 7,6 miliardi di euro e quindi ha deciso di presentare il conto agli obbligazionisti senior di Heta, tra cui figurano Pimco, Deutsche Bank attraverso Dws Investment, BlackRock, Kepler-Fonds, Ubs e anche la Banca Mondiale. 

Ora, la questione non è urgentissima, visto che l'entità delle perdite inflitte agli obbligazionisti sarà stabilita solo tra un anno, ma un paio di variabili fanno paura: primo, le stime parlano di un haircut tra il 30% e il 50% e, secondo, d'ora in poi come si comporteranno gli investitori esteri a fronti di maggiori rischi nell'area euro, visto il precedente austriaco? E non fatevi irretire dalle piccole dimensioni del Paese alpino, perché qui siamo di fronte a qualcosa di sistemico esattamente come la bancarotta di Orange County del 1994 o della città di Detroit nel 2013: solo che è avvenuta in Carinzia, poche centinaia di chilometri da Milano, meta di investitori che fuggono dalla burocrazia italiana e a ridosso del confine sloveno. 

Insomma, il sistema bancario europeo sta cambiando, passando da un regime di bail-out a uno di bail-in in caso di ristrutturazioni bancarie e il governo austriaco lo ha detto chiaro e tondo a tutti, visto che questo regime change sarà obbligatorio per tutta l'Ue dal prossimo anno. E questo caso non sarà certo l'ultimo, visto che l'abbandono da parte della Svizzera del cambio fisso con l'euro sta per scoperchiare il vaso di Pandora dell'espansione incontrollata di molti istituti, tra cui anche la nostra Unicredit, nell'area dei Balcani e in Polonia, dove i mutui denominati proprio in franchi stanno per tramutarsi in sofferenze e incagli. E sentite cosa dice al riguardo Marc Ostwald della Monument Securities: «Questa faccenda sta diventando sempre più grande, hanno calciato la lattina in avanti fino a che hanno potuto, ma ora è arrivato il redde rationem. Ed Heta non sarà certo l'ultima, visto che in questa storia ci sono sinistri rimandi della situazione irlandese. La Carinzia si è posta a garante di debiti che sapeva non avrebbe potuto coprire e ci sono altre regioni che rischiano la stessa fine, come la Vallonia in Belgio e la Sicilia in Italia». Evviva! 

E non fatevi nemmeno tranquillizzare dal fatto che martedì la Carinzia sia comunque riuscita a emettere con successo un bond a cinque anni con rendimento in negativo, visto che come vi dico da mesi mezzo mondo ormai prezza yield sovrano sotto zero in attesa che tra pochi giorni Mario Draghi faccia partire il suo bazooka da 60 miliardi di acquisti obbligazionari al mese. Non c'è stato fallout, quindi, solo perché il mondo vive anestetizzato dal Qe dell'Eurotower. Ancora per poco, però, fidatevi di me. Tanto più che il mese scorso, Fitch ha declassato l'Austria da AAA ad AA+, motivando la decisione con il fatto che «in un breve lasso di tempo le dinamiche del debito austriache sono deteriorate in maniera significativa»: per l'agenzia di rating, la ratio debito/Pil di Vienna toccherà quest'anno l'89%, 15 punti percentuali in più di quanto previsto solo 18 mesi fa, il tutto proprio per la crisi bancaria che ora viene a chiedere il saldo del conto e per la debole crescita del Pil nominale. 


COMMENTI
05/03/2015 - Fine del mondo! (Santino Camonita)

Con tutto il rispetto, ma sono parecchi anni che il dott. Bottarelli fa un pò come i Testimoni di Geova che preannunciano la fine del mondo la cui scadenza viene sistematicamente rinviata,tanto è vero che, per non correre troppi rischi, hanno preferito ormai lasciarla nel vago.

 
05/03/2015 - Sulla Grecia concordo con Lei (Giuseppe Crippa)

Grazie Bottarelli per aver scritto a chiare lettere quello che pensa di Tsipras, Varoufakis e del loro partito, Syriza, così ammirato anche da numerosi lettori – e da qualche penna - di questo giornale!