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FINANZA E POLITICA/ Draghi lascia l'Italia in "ostaggio" delle banche

Pubblicazione:venerdì 6 marzo 2015

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Al di là del dossier Grecia, filtrano i primi dettagli sulle modalità degli acquisti. Tra questi la conferma che è previsto l'acquisto di titoli con un tasso di interesse negativo. La stima è che il nuovo scenario favorirà nelle prossime settimane la convergenza dei titoli di Stato con il rendimento più alto, con un occhio di riguardo particolare per il Portogallo. Anche il Tesoro italiano dovrebbe poter accorciare ancora il divario che separa i Btp dai Bund. Ma per sfruttare con la dovuta efficacia la congiuntura favorevole saranno necessari altri interventi. 

L'economia reale, finalmente, mostra segnali positivi, sufficienti a spingere il Pil verso una crescita dello 0,8-1%. A render possibile il rally contribuisce la velocità del tasso di caduta dell'euro a favore dell'export. Ma anche l'esaurimento delle scorte nei magazzini delle aziende italiane dall'autunno a oggi. Si avvicina, insomma, il momento in cui le aziende torneranno a chiedere prestiti in banca. Guai se gli istituti, impiombati dai crediti di dubbia esigibilità (una voragine da 350 miliardi di euro secondo il Direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro), non fossero in grado di aumentare gli impieghi per mancanza di capitali, congelati in Bot e Btp (che non richiedono accantonamenti). 

Di qui l'esigenza di procedere entro pochi mesi (o settimane) al varo di una o più bad bank. Anche a vantaggio del Tesoro, presto di nuovo azionista di Mps, la banca che più ha bisogno di liberarsi di partite incagliate. 



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