BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIPRESA?/ I "buchi" del Jobs Act frenano le speranze dell'Italia

Infophoto Infophoto

Tutt’altro, la voglia di lavorare c’è come documenta il flusso inarrestabile di giovani verso l’estero. Dobbiamo chiederci perché vadano all’estero, anche perché il rischio che non ritornino poi aumenta.

 

Quali sono gli ostacoli presenti nel nostro Paese?

Il quadro normativo, la burocrazia e i tempi per l’approvazione delle leggi sono caratterizzati da un’eccessiva lentezza. Occorrono una certezza del diritto e una legislazione che sia applicata in tempi ragionevolmente brevi. La macchina dello Stato va inoltre riportata al livello del cittadino e dell’impresa. Se non ci muoviamo con rapidità in questa direzione, rischiamo di rimanere in una dorata mediocrità.

 

Come contemperare lavoro e garanzie?

L’idea di mobilità che sottende alla legge sul lavoro di Renzi presuppone un’economia dinamica che sta crescendo nel tempo. In quest’ottica se un lavoratore perde il posto non è un dramma, perché da un lato è tutelato da un sistema di protezione sociale finché trova un nuovo impiego, e dall’altra le opportunità professionali non mancano. Evidentemente la situazione nel nostro Paese non è questa.

 

Va ridotto il costo del lavoro?

Assolutamente no, anche perché il costo del lavoro in Germania è del 50% superiore rispetto a quello dell’Italia. Se noi immaginiamo di creare un’economia solida con il basso costo del lavoro abbiamo perso in partenza. Lo dimostra il fatto che le imprese di successo sui mercati internazionali sono quelle tecnologicamente avanzate e innovative. Per produrre innovazione sono necessarie qualificazione e professionalità, che equivalgono a buoni salari.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.