BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DALLA GRECIA/ Ecco i numeri che "inchiodano" Tsipras

La situazione ad Atene resta ancora difficile. SERGIO COGGIOLA snocciola alcuni dei numeri che non sembrano lasciare scampo ad Alexis Tsipras e Yanis Varufakis

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

"Grexindent", ovvero: Grexit più incident. Potrebbe succedere un "incidente" se il governo Tsipras non accetta la realtà dei numeri. Eccone alcuni per descrivere la situazione: la Grecia deve pagare, entro fine marzo-inizio aprile, 1,53 miliardi di euro di interessi al Fmi. Sempre a marzo scadono alcuni Buoni del Tesoro: oggi 1,4 miliardi, il 13 1,6 miliardi, il 20 1,6 miliardi. Sommando, la Grecia deve trovare 6,1 miliardi. Buon senso vorrebbe che lunedì, nella riunione dell'Eurogruppo, Atene presentasse un piano di riforme preciso, con numeri e date, per poter accedere a una prima tranche del prestito di 7,2 miliardi, somma che avrebbe potuto ottenere, a fine febbraio, se avesse riconosciuto le firme dell'accordo di finanziamento. Ma si doveva rispettare il "mandato popolare". 

Altri numeri. Rispetto alle aspettative, le entrate nei primi due mesi dell'anno sono diminuite di 1,5 miliardi. Le casse mutue sono in credito verso aziende e lavoratori autonomi di 21,3 miliardi. L'evasione, in questa fase di incertezza, aumenta. La bilancia commerciale è in rosso (le importazioni superano le esportazioni del 25%). La crescita nel 2014 è stata un misero 0,7%, con il Pil che si è addirittura contratto durante l'ultimo trimestre. La produzione industriale è scesa di un ulteriore 3,8% nel mese di dicembre e anche le vendite al dettaglio sono diminuite del 3,7%, nonostante il Natale. L'indicazione più preoccupante, tuttavia, è il calo dei prezzi del 2,8% nel mese di gennaio. "Non andremo a Bruxelles per chiedere finanziamenti", disse con orgoglio, all'inizio delle trattative, il ministro delle Finanze, Yanis Varufakis. Uno slogan a uso interno. D'altra parte il ministro di slogan ne ha coniati parecchi, tanti forse quante le sue interviste, almeno una al giorno. Un giornalista pignolo ne ha contate 35.

Lunedì, i ministri delle finanze europei valuteranno le proposte elleniche, si tratterebbe di sei riforme e una possibile privatizzazione. Poi saranno i "tecnici" - la ex Troika - a valutare la loro fattibilità. Soltanto dopo la luce verde degli "oscuri burocrati", la Grecia potrà incassare circa 2 miliardi, stando a fonti comunitarie. Ma Bruxelles chiede misure che abbiano un'immediata efficacia sulle casse statali elleniche, ormai quasi vuote. Dopo il gran rumore dei giorni scorsi su come il governo avrebbe trovato i finanziamenti, oggi è calato un preoccupante silenzio. Si sa soltanto che dei 2 miliardi delle casse pensioni su cui contava il governo si è riusciti a raccogliere 750 milioni.


La strategia europea è chiara, e non da oggi, ma dal 2010. Visto che la Grecia è sempre così restia alle riforme non resta che obbligarla usando il ricatto dell'asfissia economica. Fino a ieri, il governo sperava in una boccata d'ossigeno offerta dal Governatore della Bce, Mario Draghi. Speranze frustrate, come da previsione. La Grecia aveva chiesto una estensione di 2 miliardi della linea di liquidità d'emergenza (Ela), ma ha ottenuto mezzo miliardo. Draghi poi stato perentorio: "no" ai titoli ellenici dati in cambio di liquidità e "no" all'acquisto di titoli previsti dal Qe.