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RIPRESA?/ Il "compito a casa" di Draghi per l'Italia (e l'Europa intera)

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Il semplice richiamo alla differente situazione politico-istituzionale delle due aree (Stati Uniti ed Europa) mi consente di non addentrarmi in confronti che di per sé risultano già molto complicati. Soffermandoci sulla situazione dell'eurozona corre invece l'obbligo di segnalare quanto segue:

- la creazione di liquidità sarà, come detto, molto abbondante, ma non è detto che questa circostanza consenta di per sé di accrescere il volume del credito all'economia; soprattutto in paesi come il nostro, l'ostacolo alla concessione del credito non è tanto la liquidità, quanto la rischiosità percepita delle operazioni proposte. 

- A questo elemento deve aggiungersi la naturale ritrosia delle banche ad accrescere l'esposizione al rischio di credito in una fase nella quale l'attenzione della vigilanza al rispetto di requisiti patrimoniali piuttosto elevati è giustificata dalla necessità di assicurare la stabilità bancaria. L'esperienza della crisi non ancora alle spalle è troppo scottante per consentire distrazioni. Può essere molto utile a tal riguardo la più volte richiamata necessità di ripulire i bilanci delle nostre banche dalle scorie del passato (le sofferenze) con la creazione di una bad bank: ricordo che da questa operazione potrebbero liberarsi nei bilanci delle banche gli spazi necessari per l'assunzione di nuovi rischi.

- Il livello dei tassi di interesse è già molto basso e in taluni paesi si sta verificando il paradosso dei tassi negativi (si impiega il risparmio in titoli sovrani che generano perdite e, per contro, si viene premiati se ci si indebita!); lo spread italiano è finalmente sceso sotto i 100 punti base, a livelli ante crisi; in questa situazione non si può pensare a un margine di ulteriore, significativa riduzione, ma si deve rafforzare l'obiettivo dell'espansione monetaria, ovvero la crescita economica, col ricorso ad altri strumenti, anche di quelli propri della politica economica (investimenti pubblici e alleggerimento fiscale); l'obiettivo vero non deve essere tanto la riduzione dei tassi quanto il raggiungimento di ritmi di crescita che si situino, stabilmente, a un livello superiore a essi! La previsione di crescita per l'eurozona è stata rivista al rialzo e si dovrebbe attestare sull'1,5% nel 2015 e portarsi al 2,1 % nel 2017; parimenti l'inflazione, rivista a 0 per l'anno corrente, dovrebbe crescere fino all'1,6% nel 2016 e all'1,8% nel 2017.

- Il tasso di cambio dell'euro sta già scontando gli effetti dell'alleggerimento monetario, proseguendo una discesa avviata da tempo (-20% in un anno) e che ha raggiunto il livello minimo da 11 anni; ulteriori aggiustamenti potranno derivare da altre circostanze, verosimilmente favorite anche dalla realizzazione concreta dell'immissione di moneta.