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RIPRESA?/ Il "compito a casa" di Draghi per l'Italia (e l'Europa intera)

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

In un sistema quale quello dell'eurozona in cui il peso dei debiti di stati, imprese e famiglie è molto elevato ed è principalmente mediato dall'intervento delle banche, strategie di sviluppo di lungo periodo devono necessariamente puntare a un contenimento del livello dei tassi di interesse reali di lungo termine e a un contenimento del costo dell'intermediazione bancaria. Su questi due elementi, che comunque non esauriscono le condizioni favorevoli alla crescita economica, è chiamata a fare la sua parte la Banca centrale europea con l'uso degli strumenti che le sono propri, ovvero la politica monetaria e la vigilanza. 

È in questo contesto che vanno correttamente inquadrati, da un lato, gli strumenti monetari sempre meno "convenzionali" quali il Qe e, dall'altro, gli interventi volti a rendere solide ed efficienti le banche (coefficienti patrimoniali e stimoli concorrenziali). La banca centrale fa quello che può ("Le nostre misure di politica monetaria hanno funzionato", si è compiaciuto Draghi nella conferenza di commento delle misure adottate) e talvolta, come in questo caso, dopo una fin troppo lunga gestazione per le note ragioni (politiche monetarie comuni in presenza di congiunture economiche affatto diverse nei 19 paesi dell'euro): politiche economiche efficaci richiedono anche volontà politiche che risiedono nei singoli governi e volontà di cooperazione da esercitare nelle istituzioni comunitarie.



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