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RIPRESA?/ Il "compito a casa" di Draghi per l'Italia (e l'Europa intera)

La maggior liquidità proveniente dalla Bce dovrà trasformarsi in credito per favorire la ripresa. Degli interventi, ricorda ROCCO CORIGLIANO, dovranno quindi arrivare da Ue e singoli stati

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Le operazioni di alleggerimento monetario (Quantitative easing - Qe) servono a immettere moneta ritirando dal mercato titoli, principalmente pubblici, in circolazione, o meglio, presenti soprattutto nei portafogli bancari; la maggiore liquidità dovrebbe trasformarsi in maggiore credito all'economia e, dunque, nel sostegno all'attività di investimento delle imprese; al contempo, la maggior domanda di titoli dovrebbe accrescerne il prezzo e ridurne il rendimento, così consentendo un calo del livello dei tassi di interesse correnti sul mercato; a questi effetti si accompagna inoltre una contrazione del tasso di cambio che, nell'immediato, favorisce le esportazioni e dunque accresce il prodotto dell'economia. 

Sono questi gli obiettivi che si pone la Bce con l'operazione annunciata da tempo e messa a punto nella riunione di Cipro; in concreto, questi obiettivi si riterranno raggiunti allorquando il tasso di inflazione si sarà riportato ad un livello prossimo al 2%. Sotto un profilo strettamente tecnico, le modalità di realizzazione delle operazioni appena definite, rilevano per:

- tempi: saranno avviate dal prossimo 9 marzo e continueranno almeno fino a settembre 2016 e comunque non prima di aver raggiunto l'obiettivo della stabilità dei prezzi (inflazione al di sotto, ma prossima al 2%);

- quantità: saranno immessi 60 miliardi di euro al mese (di cui 43 relativi ai titoli sovrani) con un limite del 33% per singolo emittente; al livello di singolo Paese, invece, vale la quota di partecipazione alla Bce; l'Italia, che ha una partecipazione pari al 17,5%, potrà contare su acquisti di titoli per un totale di oltre 140 miliardi (circa 7,4 al mese);

- obiettivi di rendimento: saranno acquistati titoli anche con rendimento negativo (come si registrano in Germania), che non potrà comunque essere inferiore al tasso sui depositi presso la Bce (confermato nel -0,20%);

- condivisione del rischio: la Bce è esposta al rischio di perdite solo sul 20% degli acquisti (12% di titoli nazionali e 8% di titoli emessi da organismi comunitari, quali ad esempio Bei ed Esm); per il restante 80% le eventuali perdite graveranno sulle rispettive banche centrali nazionali.

È lecito chiedersi se questo ulteriore intervento non convenzionale (dopo le Tltro e le Omt) consentirà di superare definitivamente la lunga fase di recessione e deflazione (-0,3% a febbraio), consolidando i timidi segnali di ripresa che si stanno registrando (grazie alla riduzione del prezzo del petrolio e alla svalutazione dell'euro) e, anzi, generando i medesimi effetti che stanno sperimentando gli Stati Uniti, dopo una cura di Qe avviata nel 2008 e durata sette anni, in termini di crescita sostenuta sia della produzione e sia dell’occupazione.