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SPY FINANZA/ Le (finte) buone notizie in arrivo dagli Usa

Pubblicazione:sabato 7 marzo 2015

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Ma non basta, perché come ci dimostra il primo grafico a fondo pagina, a gennaio i nuovi ordinativi nel settore della manifattura sono scesi dello 0,2%, contro le attese del +0,2% e hanno registrato il sesto calo di fila su sette mesi, qualcosa che non si vedeva dalla grande recessione del 2008. E cosa ha guidato questo risultato negativo? Il tonfo dei beni di consumo, quindi l'ennesima riprova che il calo del prezzo del petrolio non rappresenta affatto un "bonus fiscale" per i consumatori Usa. E questo dato, paradossalmente, è più importante di quello dei nuovi occupati nel settore non agricolo, perché come ci mostra il secondo grafico, le due precedenti volte in cui gli ordini manifatturieri sono calati a questo tasso l'economia Usa era già in recessione. 

E sempre a proposito del prezzo del petrolio e del suo effetto tutt'altro che benefico sulla crescita statunitense, è di giovedì sera la notizia che un produttore di petrolio del Colorado sta per rompere il tabù del junk debt Usa, spalancando al mondo la porta che mostra la reale situazione del comparto shale oil. Meno di sette mesi fa la American Eagle Energy aveva raccolto sul mercato obbligazionario ad alto rendimento 175 milioni di dollari attraverso il collocamento di un junk bond e oggi non solo ha reso noto agli investitori che non sarà in grado di effettuare nemmeno il primo pagamento sugli interessi, ma anche che ha ingaggiato due agenzie di consulting per negoziare con i detentori un piano di ristrutturazione del debito: quindi, gli obbligazionisti saranno chiamati a decidere come massimizzare il loro "investimento", dando più tempo all'azienda oppure spingendola in default. E American Eagle rischia di essere solo la prima di una lunga serie di default tra i piccoli produttori di shale gas, visto che il settore energetico pesa per il 14% del settore ad alto rendimento del mercato obbligazionario e che molte aziende dovranno ridurre o bloccare l'operatività e scontare perdite su riserve che prima erano state valutate maggiormente, non attendendosi un calo del 52% del prezzo del Wti da luglio. 

L'azienda, che opera nel mercato di gas e petrolio nel giacimento di Bakken in North Dakota, ora ha 30 giorni per effettuare il pagamento di interessi da 9,8 milioni di dollari ed evitare di fare default su un bond con rendimento all'11% e scadenza settembre 2019: il titolo azionario di American Eagle Energy ha perso il 96% del valore da quando il bond è stato emesso a metà agosto e ora viaggia a 21 centesimi sul dollaro, mentre l'obbligazione first-lien viaggia a 42 centesimi sul dollaro dopo aver viaggiato sulla parità solo fino al settembre scorso. E nonostante le piccole dimensioni dell'operatore, quanto accaduto è molto grave perché saltare il primo pagamento di interessi su un'obbligazione succede raramente e rimanda un segnale molto negativo al mercato, che definisce la fattispecie NCAA, no-coupon-at-all. 

 

 


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