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SPY FINANZA/ Le (finte) buone notizie in arrivo dagli Usa

Pubblicazione:sabato 7 marzo 2015

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Ohibò, mi sono sbagliato: fate largo alle buone notizie dall'America! Giovedì sera, a mercato chiuso negli Usa, la Fed ha reso noti i risultati dei suoi stress test annuali sul sistema bancario e, guarda caso, tutti e 31 gli istituti presi in esame hanno passato la prova, la quale consiste nell'avere sufficiente capitale per continuare a erogare credito in caso di un ipotetico shock economico con deterioramento del mercato del debito corporate, disoccupazione al 10% e prezzi di case ed equities a picco. 

Avendovi parlato più di una volta delle attività fuori bilancio delle banche Usa, ovvero della loro esposizione folle ai derivati, evito di commentare questa notizia: saranno i fatti a darci la riprova e temo non manchi più molto, ma, per ora, applausi ai banchieri statunitensi e al loro senso di responsabilità. Ma non basta, ieri era atteso il dato dei nuovi occupati nel settore non agricolo in febbraio ed è stato un vero e proprio successo, +295mila unità contro le attese di 235mila e le 239mila di gennaio, con il tasso di disoccupazione sceso al 5,5% contro il 5,6% atteso e il 5,7% del mese scorso. Insomma, non c'è motivo perché la Fed non alzi i tassi a giugno: con numeri simili che danni potrà fare un aumento di un quarto di punto?

C'è un però, visto che il diavolo si annida sempre nei dettagli: il calo della disoccupazione è dovuto a quello del tasso di partecipazione sceso dal 62,9% al 62,8%, tanto che con l'aumento di 354mila unità di persone non più contemplate nella forza lavoro il numero totale per gli Usa sale 92.898.000 (di cui 6.538.000 in circa di lavoro attualmente), arrivando a pareggiare il massimo storico e, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, portandosi poco al di sopra del risultato minimo di partecipazione dal 1978. 

Non a caso, la reazione dei mercati poco dopo la pubblicazione è stata quella di un peggioramento dei futures sugli indici azionari, uno schianto del petrolio, il rafforzamento del dollaro e un balzo in avanti del mercato obbligazionario, dopo un primo tonfo: insomma, sembra che nel mondo al contrario delle Banche centrali, le buone notizie siano in realtà cattive notizie! Ma, soprattutto, il fattore chiave atteso ieri era quello del salario medio orario, cresciuto solo dello +0,1% contro le attese di +0,2% e il dato precedente del +0,5%. Insomma, un aumento ben al di sotto delle attese della Fed. Guarda caso, a fronte di un attesa media di 235mila, in America si creano 295mila nuovi posti di lavoro nonostante le condizioni climatiche estreme e l'emorragia nel comparto petrolifero e del gas, però c'è il dato delle dinamiche salariali a mitigare un po' gli entusiasmi e permettere a Janet Yellen e soci di poter rimuginare ancora un po' prima di decidere. 

Ah già, il comparto petrolifero: guarda caso, nei dati ufficiali resi noti ieri c'è - per il secondo mese di fila - una leggera sottovalutazione dei danni occupazionali in quel settore, come dimostrano gli altri grafici a fondo pagina, relativi ai posti persi a gennaio e dall'inizio dell'anno in base a stime del Bureau del lavoro Usa e di aziende e studi di consulenza: al Bls non si saranno scordati, ancora una volta, di conteggiare qualche migliaio di licenziamenti tra gli operai dello shale oil? 

 

 

 


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