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BANCHE E POLITICA/ Gli errori del Governo sul decreto popolari

Pubblicazione:domenica 8 marzo 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

La crisi finanziaria del 2008 è stata causata dalle operazioni sui derivati da parte di banche Spa ed è questo il modello di banca che è fallito, mentre le popolari riuscirono a resistere relativamente bene. I dati degli ultimi 20 anni ci dicono che le popolari erogano maggiori prestiti a Pmi e cittadini, con un rapporto tra prestiti e totale dell’attivo che è superiore a quello delle banche Spa. Qui si sta intervenendo per eliminare un modello dalla concorrenza economica, senza fare sì che siano il mercato e i cittadini a decidere che cosa è meglio fare. Anzi con una norma grottesca si limita la possibilità dei cittadini di spostare le proprie quote di capitale dalle Spa in altre banche.

 

Perché l'economia finanziaria del XXI secolo ha ancora bisogno della cooperazione?

Il dilemma fondamentale di oggi riguarda la conciliazione della democrazia con l’economia. Sono due valori che possono stare insieme, o andiamo verso un mondo dove in pochissimi decidono tutto per tutti? Nelle aziende la democrazia è difficile perché c’è bisogno di decisioni rapide. Ma non per questo dobbiamo arrivare all’estremo di proibire il voto capitario, che rappresenta una delle forme di democrazia economica in cui si fa di più questo sforzo per conciliare i diversi interessi. Questo tentativo è fondamentale e la storia ci dimostra che sta in piedi, tanto è vero che se non interviene un governo a sciogliere le popolari possono andare avanti tranquillamente senza nessun problema.

 

Quali altri suggerimenti formulerebbe per una sana riforma della Popolari?

Lo scenario migliore è non toccare nulla. Occorrerebbe un intervento per rafforzare l’identità di queste banche, aumentandone la contendibilità, mettendo dei limiti ai mandati, rendendo più facili i voti. Va inoltre favorita la loro capitalizzazione, fermo restando che questa idea di una maggiore difficoltà a raccogliere capitali non è assolutamente verificata dai dati.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
09/03/2015 - Professore (Giorgio Allegri)

mi sembra chiaro che il Sig. Giuseppe Crippa ritiene non solo che l'abolizione del voto capitario faccia bene al sistema bancario, ma anche il suo passaggio sotto il controllo di grandi gruppi stranieri, come è inevitabile che accadrà (e come stanno scrivendo tutte le banche d'affari nei loro report).

 
08/03/2015 - Commento al commento del sig. Crippa (Leonardo Becchetti)

Caro Signor Crippa. Forse ha letto male l'intervista. Gli economisti solidali con me sono 162 e non 4. E le proposte di autoriforma ci sono, accennate nelle due righe successive a quelle che cita. Una riflessione più estesa la trova sul blog "felicità sostenibile" dove può approfondire il tema e farsi una sua opinione (http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it/2015/01/22/i-10-errori-del-governo-sulle-popolari/). Se pensa invece che l'abolizione del voto capitario sarà la bacchetta magica per rendere più funzionante il sistema bancario italiano faccia pure.

 
08/03/2015 - Non mi aggrada nessuno status quo (Giuseppe Crippa)

Premesso che mi chiamo Giuseppe e non Riformista e che non sono zelante (se non forse nel tifo calcistico) assicuro Giorgio Allegri che sostengo – e non da ora - sia l’idea del contributivo per tutti (quindi anche di un deciso taglio alle pensioni calcolate col retributivo per non parlare dei vitalizi) che quella di regole identiche nei rapporti di lavoro pubblici e privati. Aggiungo che Pietro Ichino, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, è a mio avviso uno dei migliori italiani di questo tempo.

 
08/03/2015 - Lo zelo (Giorgio Allegri)

Mi auguro che il Sig. Riformista Crippa abbia lo stesso zelo che nutre per la riforma delle popolari per adoperarsi a sostenere, financo firmando petizioni e manifestando, anche la riforma delle pensioni per portare il contributivo totale anche a chi è già in pensione e per il licenziamento dei dipendenti statali o quanto meno per l'applicazione del Jobs Act anche al settore pubblico (visto che prosegue il dualismo nel mondo del lavoro - che invece non può esistere nel mondo bancario). O invece questo status quo (che costa alla fiscalità generale - mentre le banche popolari no!) la aggrada tanto?

 
08/03/2015 - Bella notizia o il massimo della conservazione? (Giuseppe Crippa)

Nel breve spazio di un commento non è possibile contestare nel merito le affermazioni di un professore universitario però può essere istruttivo far notare ai lettori che nell’articolo il professore si definisce molto solidale coi famosi economisti italiani Civati, Cuperlo, Fassina e Boccia e più ancora che alla domanda: “Quali suggerimenti formulerebbe per una sana riforma delle Popolari?” risponde: “Lo scenario migliore è non toccare nulla”. Sto vivendo nella migliore Italia possibile e non lo sapevo… grazie professore!