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SPY FINANZA/ Giappone, un allarme che suona per Europa e Usa

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In compenso, la Borsa di Tokyo è ai massimi da quindici anni: ecco a cosa hanno portato due anni di Abenomics, a una farsa. E come se questo non bastasse, a febbraio l’indice PMI del comparto dei servizi ha ufficializzato nientemeno che l’entrata in contrazione a quota 48.5 (sapete che 50 è il livello di divergenza tra contrazione ed espansione), un dato che porta il settore manifatturiero giapponese nel suo complesso a quota 50.0, la lettura più bassa da quattro mesi a questa parte con i nuovi ordinativi calati ai minimi del maggio 2014 e l’occupazione addirittura al livello dell’ottobre 2012, come mostra il primo grafico a fondo pagina. E proprio a ridosso di quel dato della scorsa settimana, l’indice Nikkei ha vissuto i peggiori di giorni di contrattazione negli ultimi due mesi e i rendimenti dei bond governativi nipponici hanno ricominciato a salire, dando ulteriore corpo ai timori espressi da Takahide Kiuchi.

Eh già, il mercato obbligazionario giapponese negli ultimi quindici giorni sta parlando molto e dice cose che spaventano gli operatori: i quali, dopo la sbornia degli ultimi due anni, stanno prendendo coscienza che l’attività onnivora della BoJ attraverso la continua monetizzazione del debito sta instillando forte volatilità, drenando liquidità dai mercati e rendendo impossibile la price discovery. Insomma, sta uccidendo il più grande mercato obbligazionario del mondo. Nella notte tra lunedì e martedì scorsi, infatti, il rendimento sul decennale nipponico è salito di 4 punti base, mentre quello del trentennale di 6 punti dopo la tiepida domanda registrata all’asta mensile di titoli a dieci anni: nonostante quota 0,33% sia stata inferiore a quella registrata in febbraio, questa ha comunque conosciuto tra deviazioni standard al di fuori della norma storica.

Cosa significa questo? Che il mercato sta cominciando a mettere in dubbio la capacità della Banca centrale di continuare di questo passo con gli acquisti ma anche il fatto che il Giappone non può permettersi balzi all’insù dei rendimenti, visto che lo schema Ponzi messo in atto a Tokyo resiste solamente grazie alla costante domanda (da qualsiasi parte essa arrivi) per obbligazioni nipponiche. Come ci mostra il secondo grafico, ci troviamo di fronte a quello che ormai appare un pattern tecnico. Decisamente pericoloso, tanto che dopo Takahide Kiuchi anche un altro funzionario nipponico, il consigliere del primo ministro, Etsuro Honda, ha suonato l’allarme rispetto alla capacità del Giappone di poter continuare a manipolare in eterno i mercati, sottolineando inoltre che «il dollaro non può apprezzarsi ulteriormente verso lo yen e forse abbiamo già raggiunto il limite al rialzo della nostra zona di comfort sui tassi di interesse».

E che la situazione in Giappone sia così paradossale da lasciare aperta la porta a ogni tipo di interpretazione, lo conferma l’ultimo report di Credit Suisse sul Paese, dal quale si desume che dopo decadi di deflazione i consumatori nipponici sono sempre più spaventati dall’idea che un’inflazione galoppante possa innescare un circolo vizioso di fuga di capitali, yen eccessivamente deprezzato e innalzamento dei tassi. Stando all’economista Hiromichi Shirakawa, «la politica di stimolo senza precedenti della Bank of Japan potrebbe portare al rialzo le aspettative inflazionistiche dei cittadini e se questa paura si diffondesse abbastanza tra i consumatori, un circolo vizioso sarebbe di fatto alle porte». Uno dei principali effetti collaterali dell’Abenomics è infatti il forte deprezzamento dello yen, il quale ha spinto al rialzo alcuni prezzi, anche degli alimentari, a causa della dipendenza del Paese dell’import, dato riflesso dal calo di vendite al dettaglio e delle spese personali che abbiamo visto prima. «Molti consumatori hanno timore che i prezzi continueranno a salire, questo anche a causa di una campagna mediatica basata sull’assunto con uno yen in calo possa spingere le aziende alimentari ad alzare i prezzi, esattamente come accadde con l’aumento dell’Iva dal 5% all’8% lo scorso aprile», ha dichiarato il portavoce del governo, Yuto Miyakita.

 

 


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