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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Giappone, un allarme che suona per Europa e Usa

La politica della Banca centrale giapponese rischia di rivelarsi controproducente. A sostenerlo, come spiega MAURO BOTTARELLI, è anche uno stesso membro della BoJ

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La luna di miele dell’Abenomics sta finendo. E a sancirlo non so io o alcuni dati macro di cui parleremo più avanti, bensì un membro del board della Bank of Japan in persona, Takahide Kiuchi, il quale dopo aver votato contro l’ultimo round di Qe deciso a ottobre, nel weekend si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa, mettendo pubblicamente sull’avviso i propri colleghi delle «estreme conseguenze che dovremo affrontare se la Banca centrale continuerà a ostentare disinteresse verso gli effetti collaterali delle sue politiche». E quali sono questi effetti? Gli stessi di cui vi parlo da mesi: illiquidità e volatilità del mercato obbligazionario.

Per Kiuchi, «se la BoJ continua con il suo attuale programma, il quale assorbe quasi tutte le nuove emissioni di debito governativo, il mercato potrebbe vedere un calo nella liquidità, ovvero proprio quell’allentamento che permette agli investitori di comprare o vendere bonds quando serve. Se la liquidità dovesse calare, c’è il rischio di un aumento molto netto dei tassi di interesse in caso dovesse accadere qualche incidente di percorso», vedi ad esempio il netto calo del finanziamento del mercato. E ancora, «c’è la possibilità che la BoJ di colpo diventi incapace di acquistare il suo ammontare obiettivo attraverso operazioni di mercato e questo potrebbe mettere in discussione il corso futuro della politica della Banca, oltretutto causando una considerevole confusione sui mercati». Inoltre, Kiuchi si dice molto scettico sull’abilità della Banca centrale verso nuovi e ulteriori acquisti di asset per spingere l’inflazione al rialzo, tanto da definire l’obiettivo inflazionistico al 2% entro la metà del 2016 «nulla più che una favola»: il primo grafico a fondo pagina sembra dargli ragione per quanto riguarda gli scarsi risultati della BoJ nel cambiare le aspettative inflazionistiche.

Per il membro del board, infatti, «gli effetti del programma di stimolo stanno diminuendo e quando gli effetti collaterali del Qe emergeranno, sarà troppo tardi per cercare di tamponarli. Inoltre, il livello appropriato di inflazione per il Giappone attualmente è sotto il 2% ed è importante che la guida della nostra politica monetaria tenga conto di questa realtà. Potremo raggiungere a quel livello sperato in futuro se ci saranno progressi nelle riforme strutturali e aumenterà il potenziale di crescita dell’economia». Meno male che a dire che in Giappone stanno dando vita a un Frankenstein che rischia di fare più danni della grandine non sono solo io ma anche un membro della stessa Bank of Japan, uno che conosce i conti del suo Paese e sa, ad esempio, che con un livello di debito ormai a quota un quadrilione di yen, Tokyo quest’anno dovrà utilizzare il 43% delle sue entrate fiscali solo per pagare gli interessi!

E attenzione perché la situazione si sta facendo davvero pesante e a confermarlo ci sono questi tre dati e i relativi grafici dimostrativi (a fondo pagina), i quali ci mostrano nell’ordine che: il tasso di senza lavoro è cresciuto al 3,6% dal 3,4%, il massimo da sei mesi e molto al rialzo rispetto alle aspettative; il dato delle vendite al dettaglio annualizzato sconta un -2%, il doppio delle aspettative e il peggior dato dall’aumento dell’Iva dello scorso aprile; il crollo delle spese dei cittadini, -5,1% su base annua e in calo per il decimo mese di fila.