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TASSE/ I numeri che "invitano" gli italiani a evaderle

Pubblicazione:lunedì 9 marzo 2015

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Più di recente ha fatto scuola il filone che coniuga Scienza delle finanze con Psicologia, curato, ad esempio, da Jonathan Baron, professore di Psicologia alla University of Pennsylvania, ed Edward J. McCaffery, docente di Economia applicata al California Institute of Technology. Il loro metodo spiega perché l’imposta di scopo “canone Rai” è la più odiata dagli italiani. È mero accanimento terapeutico per mantenere in vita, con le finanze dei contribuenti, un carrozzone che secondo l’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa (un comitato internazionale distinto e distante dalle nostre beghe) dovrebbe essere privatizzato urgentemente per mantenerne in vita solo una piccola parte valida.

È interessante notare che a conclusioni analoghe giungano in un lavoro appena distribuito (CESifo Working Paper No. 5195) Melissa M. Berger, Gerlinde Fellner, Ruper Sausguber e Christian Tralxer a proposito di balzelli analoghi sulla TV in Austria. La conclusione è netta: “Tanto più elevati gli oneri, tanto maggiore l’incentivo a evadere”.

In Italia, un’analisi dettagliata del Centro studi Impresa Lavoro (e non smentita né dal Dipartimento per la Politica fiscale del Mef, né dall’Agenzia per le entrate) conclude che il total tax rate è del 65,4% sulle imprese, il più alto al mondo. Un invito a eludere, evadere o trasferirsi all’estero. Di fronte a queste cifre, il dibattito parlamentare su esenzioni da sanzioni penali per questa o quella soglia pare vetusto e futile.



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COMMENTI
09/03/2015 - Quando uno crede nel suo lavoro e non solo... (claudia mazzola)

Mio marito non evade le tasse, anzi paga di tasca sua pure dei fornitori. Che imprenditore, io lo ammiro!