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Economia e Finanza

ALITALIA/ I rimpianti portati dalla "cura Etihad"

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Questo è quanto affermato e c’è da essere speranzosi, da un lato, sul raggiungimento degli obiettivi da parte della nuova società, la Sai, formatasi con l’entrata di Etihad nel capitale Cai. La compagnia emiratina ha profuso capitali per 560 milioni nell’operazione, acquistando tra l’altro il 75% della società “Alitalia loyalty”, che si occupa della gestione del programma “Mille Miglia” e comprando 5 coppie di slot su Londra che affitterà ad Alitalia per poter tornare a operare ad alti livelli sul principale scalo europeo.

Il barometro del tempo volgerà finalmente al bello per Alitalia? C’è da sperarlo, ma è chiaro che quanto fin qui descritto nasconde delle spine che ricalcano quanto già accaduto nel 2009 per l’operazione di “privatizzazione” operata da Cai. Questo ulteriore giro ha comportato la messa in mobilità di ulteriori 2171 dipendenti che si aggiungono agli oltre 500 del 2011. Se si calcola che Alitalia-Lai aveva 22000 dipendenti bisogna dire che a partire dal fatidico 2009 sono usciti dall’ambito aziendale quasi i tre quarti della forza lavoro iniziale, cifra che include anche i dipendenti con contratti a tempo determinato.

È ovvio che sono state fatte nuove immissioni, ma al numero bisogna aggiungere anche i dipendenti dei servizi di terra che, un tempo operati direttamente da Alitalia, sono stati terziarizzati in un settore che, pur con grandi prospettive di sviluppo e con costi vieppiù ridotti dal colossale calo del prezzo del petrolio, ha subito una mutazione quasi totale in ambito lavorativo, nel nostro Paese. Con costi sociali altissimi non solamente per chi il posto di lavoro l’ha perso, ma anche per chi ha assistito ad una lowcostizzazione contrattuale notevole che ha portato il costo lavoro nel settore quasi a livelli da economia asiatica. E pare che non sia finita qui, visto che recentemente l’Ad di Etihad, James Hogan, ha dichiarato che i lavoratori sono ancora troppi.

Fa davvero dispiacere pensare che solo sette anni fa venne rifiutata un’offerta da parte di Air France che avrebbe evitato di entrare in un baratro nel quale 60 anni di storia ed esperienza invidiabili sono stati buttati nel cassonetto dei rifiuti. Di certo il management della società emiratina ha fatto bene i suoi conti nel salvare Alitalia: numeri che indicano come la sua operatività disponga di un know-how del settore che è mancato in tutti questi anni, in cambio di una straordinaria possibilità di entrare nel ricco mercato europeo, ma non illudiamoci: nonostante il 51% della Società Sai sia in mani italiane, il comandante del volo non è più del Bel Paese, perché abbiamo perso i brevetti per poter guidare un settore nel quale avevamo tutte le possibilità di poter essere leader. Basti pensare all’incredibile debacle del 1998 (accordo saltato con Klm e fallimento di Malpensa) per ricordarci che il sistema Paese non ha mai funzionato, fatto dimostrato anche da altre debacle industriali alle quali abbiamo assistito e stiamo vivendo: benvenuta Al-Italia, quindi!

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COMMENTI
05/04/2015 - .I responsabili non pagano mai. Solo noi. (alberto servi)

Devo rilevare un paio di cose. “Il comandante del volo non è più del Bel Paese per l’incredibile debacle del 1998(accordo saltato con KLM e fallimento di Malpensa": Un grazie a Rutelli, Albertini e Valori. C’è da mettersi le mani nei capelli nel non avere chiaro quello che voleva Monsieur Spinetta AD AirFrance e membro del Consiglio Alitalia. Un’Alitalia senza servizi LungoRaggio, la garanzia che l’Alitalia sarebbe diventata portatrice a Parigi del traffico passeggeri per l’AirFrance e la scomparsa dell’ HUB di Malpensa dalla concorrenza delle lunghe distanze. Chi ormai non sa che i ricavi nel trasporto aereo sono soprattutto nel riempimento delle classi Top e business ? (Spinetta fece cancellare l’ordine di 6 wide-body). Per il tragico declino della vecchia Compagnia di bandiera dobbiamo dire grazie alla politica occupazionale o voto di scambio(10.000 esuberi) dei Ministri del Tesoro dei Governi succedutisi, ai furbacchioni travestiti da Amministratori Delegati nominati, ai sindacati che l’hanno consentito e all’esercito d’incompetenti che hanno avuto poteri d’intervento nella sua gestione.