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ALITALIA/ I rimpianti portati dalla "cura Etihad"

Pubblicazione:mercoledì 1 aprile 2015

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Con le sue ultime dichiarazioni alla stampa, il Presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, ha di fatto dissipato i forti dubbi che erano circolati sulla sua continuità alla guida dell’ex gloriosa compagnia di bandiera. C’è da dire che il piano disposto per il futuro del vettore dall’Amministratore delegato Silvano Cassano è concettualmente in linea con uno sviluppo coerente in un settore dove in anni passati, soprattutto da parte dei “patrioti” di berlusconiana memoria, si è fatto esattamente il contrario, “complice” un’inesperienza nel campo che ha portato l’Alitalia “privata” al punto di battere il record di deficit di quella pubblica, seppur con personale ridotto di circa la metà e un abbattimento del costo del lavoro a livelli ormai lowcostizzati.

Certo, si è risentito da parte dell’ex Presidente della Ferrari il discorso del raggiungimento del pareggio, ma ci si augura che questa volta sia reale e non la chimera ripetuta dal 2009 in poi e mai realizzata. Le premesse per il suo raggiungimento ci sono tutte e partono dagli investimenti sul prodotto offerto fino alla decisa propensione per un rafforzamento del network sul lungo raggio a scapito del medio e dei voli nazionali, che verranno decisamente ridotti nell’offerta e anche nella flotta, parte della quale (14 Airbus A320) passerà alla partecipata (da Etihad) Air Berlin. L’intercontinentale vedrà rafforzata la direttrice sudamericana che avrà come punto nevralgico San Paolo del Brasile con voli che riapriranno gli scali di Santiago del Cile e Bogotà, abbandonati da tempo, mentre è in forse l’operatività del volo per Caracas a causa dei problemi finanziari causati dalle restrizioni imposte dal governo venezuelano sui capitali accumulati nel Paese.

Per quanto riguarda l’Oriente, il potenziamento dell’offerta sarà operato principalmente attraverso l’hub di Abu Dhabi, dal quale partiranno collegamenti che permetteranno di raggiungere anche l’Australia, mentre verrà rafforzata la direttrice cinese, con il potenziamento dei voli verso Shangai e Pechino.

Insomma, siamo agli inizi di un vero e proprio cantiere che dovrebbe cambiare integralmente la pelle dell’ex compagnia di bandiera, anche attraverso l’ammodernamento del logo e dei servizi di bordo con l’introduzione del wi-fi e il cambiamento dei posti offerti con l’arrivo di nuove poltrone, fatto che è già iniziato con la turnazione negli hangar dell’intera flotta dei 777, a cui si aggiungeranno altri Airbus A330, due dei quali in arrivo al momento in leasing e immediatamente operativi.

Secondo quanto dichiarato, il piano attuale, che ricoprirebbe un arco temporale fino al 2018, prevede “ un calo dei ricavi da passeggeri del 14,4% rispetto al 2014, a 2.590 milioni. I ricavi totali, che nel 2013 erano 3.406 milioni, quest’anno sono stimati pari a 3.161 milioni e risalirebbero fino a 3.857 milioni nel 2018”. “Nei primi nove mesi del 2014 Alitalia-Cai ha perso 384,35 milioni. La nuova Alitalia prevede l’utile dal 2017. Tuttavia, rilevano i professori Corbella e Villa, ‘gli indicatori di redditività attesi per Nuova Alitalia risultano al termine del periodo di Piano ancora inferiori a quelli medi di mercato’”.


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COMMENTI
05/04/2015 - .I responsabili non pagano mai. Solo noi. (alberto servi)

Devo rilevare un paio di cose. “Il comandante del volo non è più del Bel Paese per l’incredibile debacle del 1998(accordo saltato con KLM e fallimento di Malpensa": Un grazie a Rutelli, Albertini e Valori. C’è da mettersi le mani nei capelli nel non avere chiaro quello che voleva Monsieur Spinetta AD AirFrance e membro del Consiglio Alitalia. Un’Alitalia senza servizi LungoRaggio, la garanzia che l’Alitalia sarebbe diventata portatrice a Parigi del traffico passeggeri per l’AirFrance e la scomparsa dell’ HUB di Malpensa dalla concorrenza delle lunghe distanze. Chi ormai non sa che i ricavi nel trasporto aereo sono soprattutto nel riempimento delle classi Top e business ? (Spinetta fece cancellare l’ordine di 6 wide-body). Per il tragico declino della vecchia Compagnia di bandiera dobbiamo dire grazie alla politica occupazionale o voto di scambio(10.000 esuberi) dei Ministri del Tesoro dei Governi succedutisi, ai furbacchioni travestiti da Amministratori Delegati nominati, ai sindacati che l’hanno consentito e all’esercito d’incompetenti che hanno avuto poteri d’intervento nella sua gestione.