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DEF 2015/ Tagli e tasse, i numeri che "smentiscono" Renzi

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Pier Carlo Padoan (Infophoto)  Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Il governo chiederà a Bruxelles dei margini di flessibilità in cambio del crono programma di riforme che Renzi ha messo in campo. Un fatto che sommato alla diminuzione degli oneri per il debito apre effettivamente degli spazi. Si profila inoltre la volontà del governo di rinviare il pareggio di bilancio al 2018 e di tenere il deficit più alto del previsto.

 

Renzi ha detto che nel Def non ci saranno né tagli, né aumenti delle tasse. Siamo sicuri che non ci saranno davvero?

Quando avremo in mano la versione definitiva del Def, verificheremo che non ci siano né tagli né tasse. Al momento i numeri sulle tabelle della bozza indicano un aumento della pressione fiscale in proporzione al Pil. Si parla di dieci miliardi di spending review. Bisognerà vedere se si concretizzerà in un taglio delle agevolazioni fiscali, in tagli lineari della spesa o nella riduzione dei trasferimenti ai Comuni. La manovra insomma è ancora tutta da scrivere, in quanto il Def è solo un primo passaggio in attesa della nota di variazione al bilancio che aggiornerà l’andamento dell’economia.

 

Secondo lei, come sarà la versione finale del Def?

Nei prossimi giorni verificheremo un quadro del Def a maglie larghe, rispetto a cui ci sarà molto da discutere sia sulla spending review che sulla riduzione delle tasse. Il governo continua a sostenere che il bonus da 80 euro è stato una riduzione delle tasse. A essere dirimente sarà lo “sminamento” delle clausole di salvaguardia da 16 miliardi, che richiederà l’individuazione di misure alternative. Fino a poco tempo fa si diceva che il contributo delle privatizzazioni era pari allo 0,7%, mentre oggi siamo scesi allo 0,4%. È un quadro che per il momento si presenta più con delle incognite che con delle certezze.

 

(Pietro Vernizzi)



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