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DEF 2015/ Tagli e tasse, i numeri che "smentiscono" Renzi

Per GUIDO GENTILI, parlare di un aumento del Pil del 2% nel lungo termine è un esercizio di pura dialettica, anche perché nel 2015 siamo fermi al +0,7% e le tasse continuano a crescere

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

L’Italia raggiungerà una crescita del 2% nel lungo termine. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso della sua visita a Singapore, dove ha tenuto una public lecture alla Lee Kuan Yew School of Public Policy. Su Twitter il ministro ha commentato: “Riforme strutturali per eliminare ostacoli alla crescita. Una visione da condividere, anche a Singapore”. In un secondo tweet ha quindi aggiunto: “Raccontare all'Oriente l'Italia di oggi oltre i luoghi comuni valorizza cultura ed economia del nostro Paese”. Il tutto mentre il Governo si appresta a varare in maniera definitiva il Documento di economia e finanza. Ne abbiamo parlato con Guido Gentili, editorialista ed ex direttore de Il Sole 24 Ore.

Per Padoan, l’Italia avrà una crescita del 2% nel lungo termine. Possiamo davvero credergli?

Il 2% nel lungo termine vuol dire tutto e niente. Dalle prime cifre emerse sul Def, sappiamo che quest’anno la crescita sarà dello 0,7% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016. Il governo auspica un cammino di crescita che ci porti verso il 2%. Vista l’esperienza del passato sarei però molto prudente. Partiamo da uno 0,7% che è ben al di sotto della media europea e della stessa Germania che è all’1,8%. Quello del ministro Padoan, che non fornisce nessuna tempistica, è quindi più che altro un esercizio dialettico.

Sempre per Padoan l’Ue non ci farà problemi sul Def, grazie a un insieme di fattori favorevoli tra cui i minori interessi sul debito. Quanto è solida questa garanzia?

Già nel 2014 l’Italia ha pagato 2 miliardi di minori oneri sul debito rispetto al 2013. Questa tendenza ha subito un’accelerazione sul finire del 2014 ed è continuata nei primi tre mesi del 2015 con l’entrata in funzione della nuova politica monetaria della Bce. Ci sarà quindi sicuramente una corposa riduzione della spesa per interessi. In autunno la nota di variazione al bilancio ci fornirà comunque un quadro più chiaro.

Quale giudizio si aspetta che arrivi da Bruxelles nei confronti della nostra finanza pubblica?

Entro il 30 aprile il Def e il Piano nazionale di riforme (Pnr) saranno trasmessi a Bruxelles, costituendo la piattaforma sulla quale si articolerà il negoziato tra Italia e Ue. L’Italia conta su una rinnovata credibilità politica, come si è visto in febbraio quando i partner hanno dato atto al governo di essersi mosso nella direzione giusta. Anche se sarà ben più difficile quando si inizierà a discutere degli effettivi margini di flessibilità, in quanto il nostro Pil non prevede certo una crescita vertiginosa.

Su quali fattori di forza può contare l’Italia?