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DEF 2015/ La favola del tesoretto e "l'elemosina" dall'Ue

Ieri sera il Governo ha approvato il Documento di economia e finanza. Dai conti dell'esecutivo emerge un tesoretto da 1,6 miliardi. Il commento di STEFANO CINGOLANI

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Non chiamatelo tesoretto”, ha detto Matteo Renzi. Ma non chiamiamolo nemmeno “qualcosa da parte”, come lo definisce il presidente del Consiglio. Perché quel miliardo e mezzo in più non è l’effetto di un aumento delle entrate, né una conseguenza diretta del Quantitative easing della Bce che consente di ridurre il peso degli interessi sul debito. No, è il frutto puro e semplice di un aumento del disavanzo pubblico dal 2,5% tendenziale al 2,6% scritto nel Def. La chiave di tutto è in quesito gioco tra deficit "tendenziale" e "programmatico". Insomma, esattamente come lo scorso anno, anche se in misura più modesta, il cuore della politica di bilancio delineata dal Documento di economia e finanza è il deficit spending. E, di nuovo come allora, la condizione è il buon esito della trattativa con l’Unione europea.

C’erano alternative? Un anno fa no, perché si trattava di uscire dalla lunga recessione, questa volta è diverso perché la ripresa c’è, ma è debole, debolissima e l’obiettivo principale dovrebbe essere rafforzarla. Non sovrastimando le previsioni, come hanno chiesto alcuni ministri, ma con scelte più coraggiose che riducano la spesa aprendo spazi per una riduzione delle tasse. Invece, al di là delle dichiarazioni, questa manovra non è all’ordine del giorno.

Il governo ha elencato otto voci di spesa pubblica sulle quali intervenire. Ma sono tutte generiche, anzi aleatorie. Prendiamo gli acquisti di beni e servizi: chiunque abbia messo mano a proposte di revisione della spesa, da Giarda a Cottarelli, ha spiegato che è il ventre molle della Pubblica amministrazione, dove s’annida il clientelismo se non proprio il malaffare. Ebbene il governo parla di rafforzare la Consip (la centrale di acquisti) e risparmiare 1,5 miliardi. Noccioline (a parte il fatto che di rafforzare la Consip si sente parlare da quando è nata e non è mai accaduto).

Quanto ai ministeri, saranno passati “al setaccio” i 10 mila capitoli spesa. Ricavi? E chi lo sa, invece del setaccio ci voleva l’ascia. Sugli immobili pubblici si parla di un solo palazzo per tutti gli uffici in ogni città, anche questo lo abbiamo sentito da almeno un decennio. Le municipalizzate un anno fa dovevano essere messe sul mercato, ristrutturate, accorpate: l’ambizioso piano s’è ridotto a una ben più modesta razionalizzazione di rifiuti e trasporti. Per la sanità, si parla di ridurre le poltrone nelle Asl (un’altra tiritera che non è mai diventata realtà).

Le agevolazioni alle imprese che secondo il piano Giavazzi potevano fruttare risparmi per 10 miliardi, saranno oggetto di una “ricognizione”. Riducendo le detrazioni fiscali si potrebbe ricavare un miliardo e mezzo, ma già Giulio Tremonti le aveva messe nel mirino cinque anni fa e non se ne è mai fatto nulla.