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DALLA GRECIA/ La "bomba umana" pronta a scoppiare ad Atene

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"Metaritmisi", si traduce in italiano "riforma". Nel vocabolario politico occidentale questa parola ha un significato positivo. Diversa è l'interpretazione che fornisce il ministro della Finanze, Yanis Varoufakis: "Riforma è una parola che risuona in Grecia come la parola democrazia in Iraq. Riforma è una brutta parola in Grecia. Chi sente la parola riforma in Grecia, pensa subito che la propria pensione sarà tagliata. Nel caso delle piccole aziende, si pensa che l'Iva sarà aumentata. Dobbiamo restituire al termine riforma una buona accezione. La Grecia deve tornare a essere una società che possa essere riformata". 

Ecco appunto, la seconda "sorpresa", perché ci conferma che la società ellenica oppone una strenua resistenza a ogni forma di cambiamento. E dovrebbe essere proprio il governo Tsipras ad accompagnare, quasi con azione maieutica, la mutazione sociale del Paese. Chi, secondo Varoufakis, deve convincere la società a lasciarsi "riformare" se non il governo eletto con un "ampio mandato popolare", stando alla meta-politica dei suoi ministri? Sempre Varoufakis, da Parigi dove ha partecipato a una conferenza presso il New Economic Thinking dell'Ocse, ha ri-modificato la sua posizione circa il debito: la Grecia non chiederà né un suo taglio, né il prolungamento dei tempi di restituzione. Ma ha anche aggiunto che il governo è disposto ad accettare il costo politico del possibile compromesso con i creditori. Ipotesi sua senza aver consultato nessuno ad Atene, e chissà quanto suoi colleghi sono dello stesso parere. Ha poi chiarito che le riforme, secondo il suo teorema, dovrebbero assumere una concretezza diversa da quelle attuate fino a oggi. Quale, considerando che da buon economista dovrebbe sapere che se si torturano i numeri questi confessano i peggiori peccati?

E ritorniamo nel festante clima pasquale. "Buongiorno da Lamia. Poco prima ho parlato con il vescovo circa la mancanza (per colpa del Memorandum) di papas (preti ortodossi, ndr) in parecchie chiese". Questo il tweet del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per il coordinamento del lavoro del governo, Terence Kuik. Prima di entrare al governo ricopriva il ruolo di addetto stampa del partito dei Greci Indipendenti, il partito di destra alleato di Tsipras. 

Va precisato che il legame tra ortodossia e nazionalismo è stretto. Secondo le loro analisi, è stato il Memorandum a svuotare le chiese. Ma niente panico, dal ministero dell'Educazione e dei Culti arriva la conferma che "ci saranno delle nuove assunzioni". E chi pagherà i loro stipendi  (1200 euro, prevista la pensione ed erogati dallo Stato)? La Costituzione non contempla la separazione tra Stato e Chiesa. Comma 3 dell'articolo 3 che regola i rapporti tra Stato e Chiesa: "Il testo della Sacra Scrittura deve rimane invariato. La sua traduzione ufficiale in un'altra forma di linguaggio (greco moderno, ndr) è vietata, a meno che ci sia l'approvazione della Chiesa Autocefala di Grecia e la Grande Chiesa di Cristo di Costantinopoli". C'è da aggiungere che molti giovani disoccupati sono stati folgorati sulla via di Damasco e stanno compilando domande per entrare in seminario. Un ritorno alla fede o uno stipendio garantito a vita?