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DALLA GRECIA/ La "bomba umana" pronta a scoppiare ad Atene

In Grecia è tempo di Pasqua e le sorprese di certo non mancano, spiega SERGIO COGGIOLA, per i cittadini. Soprattutto per via delle dichiarazioni di alcuni ministri

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Le uova pasquali elleniche non sono fatte di cioccolato e non contengono sorprese. Sono uova di gallina dipinte di rosso. Ciò nonostante, le "sorprese" pasquali non vengono a mancare. Le potremmo tradurre in stridule dichiarazioni di alcuni ministri. È vero, la Grecia vive male, sta trattando la sua sopravvivenza, sta ricevendo quasi quotidianamente i "pre-ultimatum" da Bruxelles  - strano a dirsi, i tedeschi mantengono un inquietante silenzio stampa -, ma di certo la sua classe politica non aiuta a creare un clima di fiducia, tantomeno riesce a offrire una prospettiva per il futuro. 

Oltre il pacchetto di riforme che sta trattando con i creditori e che dovrà passare al vaglio del Parlamento, Tsipras deve governare il Paese nella sua quotidianità, e non sembra che ci stia riuscendo. Non certo per sua colpa. Di sicuro i suoi ministri non lo aiutano. Lavorano in ordine sparso, ognuno con la sua idea di governo, ognuno con la sua idea di "solidarietà sociale", ognuno con la sua radice ideologica, ognuno con la sua idea di potere, ognuno ansioso di portare a casa qualche finanziamento. Il ministro della Difesa è già riuscito a drenare 500 milioni di dollari per i suoi "giocattoli" militari.

Kos è un'isola distante non più di dieci chilometri dalla Turchia, ed è, in questi giorni, invasa da profughi siriani, i quali per 2000 euro vengono portati entro i confini europei. Dormono per strada, nei giardinetti pubblici, nei cortili delle stazioni di polizia, insomma dappertutto. Hanno invaso l'isola. Dopo l'identificazione, viene loro dato un permesso temporaneo di sei mesi. Ottenuto il documento, quasi tutti partono per la capitale. E qui si disperdono nei vicoli del centro storico. Vecchi quartieri di Atene sono diventati impraticabili. È una bomba umana pronta a scoppiare. 

Di certo lo Stato non ha i mezzi per provvedere se non alle loro prime necessità. Poi si affida alla pazienza degli ateniesi, i quali, quei pochi che leggono i quotidiani in questi giorni di passione pasquale, non sanno come commentare la dichiarazione, in risposta a una domanda sul fatto che in Grecia non c'è più posto per gli immigrati, del vice ministro per l'immigrazione: "In Grecia non c'è posto per i pensionati perché le casse pensionistiche sono vuote, non c'è posto per i giovani perché è aumentata la disoccupazione, non c'è posto per i bambini perché non ci sono asili nido. Sicuramente non c'è posto per gli immigrati e per i profughi perché non ci sono  lavoro e strutture. Ma tutto questo non dice nulla". Forse questa dichiarazione è una "sorpresa", perché qualcosa suggerisce: che il vice ministro a Kos non si è presentata per rendersi conto della situazione,  e molti suoi colleghi non hanno ancora abbandonato la "poesia" della loro ideologia e delle promesse elettorali e non hanno ancora adottato la "prosa" del governare un Paese.