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DEF 2015/ I tagli e le tasse che impoveriscono l’Italia

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Il governo vorrebbe ridurre il numero delle infrastrutture strategiche dai 400 interventi iniziali agli attuali 25, con i costi che scenderanno da 76,3 a 69,2 miliardi di euro. È quanto sarebbe previsto, secondo Repubblica, dal Documento di economia e finanza (Def), da cui scompaiono inoltre i 489 milioni di euro destinati all’edilizia scolastica. Intanto il sindaco di Bari, Antonio Decaro (Pd), per evitare che vi siano tagli ai Comuni ha lanciato una proposta condivisa anche da Piero Fassino, presidente Anci e sindaco di Torino: “Una delle ipotesi - ha detto Decaro a Repubblica - è la possibilità, prevista da un decreto legislativo del 2011, di inserire una tassa da 1 euro per ogni viaggiatore che transita da porti e aeroporti”. Ne abbiamo parlato con Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 

Che cosa ne pensa della riduzione dei finanziamenti alle infrastrutture?

Non la ritengo una scelta felice, perché lega la ripresa dell’economia all’andamento dei mercati internazionali e alle esportazioni. Queste ultime stanno dando segni di una debolezza che senza misure alternative finirebbe per ricadere sul Paese.

 

Il governo prima annuncia che non ci saranno i tagli ai servizi, ma poi procede con i tagli agli investimenti. Non è una contraddizione?

La cosa più sensata fin dall’inizio avrebbe dovuto essere un temporaneo sacrificio dei contribuenti per finanziare una robusta e sostanziosa spinta agli investimenti pubblici che sono ormai in diminuzione da quando l’economia è in crisi. Gli investimenti pubblici, anziché essere anti-ciclici, sono stati pro-ciclici. Nel momento in cui l’economia ha iniziato ad andare male sono cioè a loro volta diminuiti, mentre avrebbero dovuto aumentare.

 

L’idea di concentrare le risorse disponibili su pochi interventi prioritari è un bene o un male?

La logica da seguire più che concentrarsi su pochi interventi dovrebbe essere quella di partire da quelli più urgenti. Ciò dal punto di vista della necessità sociale sarebbe molto sensato, perché ormai ci sono situazioni in cui il patrimonio pubblico sta perdendo letteralmente i pezzi. Bisogna inoltre chiedersi quali siano gli investimenti che possono creare più occupazione e indurre un moltiplicatore sugli investimenti privati.

 

Sembra che scompariranno i 489 milioni destinati all’edilizia scolastica. Un’altra promessa di Renzi che va in fumo?



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COMMENTI
11/04/2015 - politica economica ragioneristica (antonio petrina)

La politica economica, dettata dalla nuova contabilità europea (SEC2010) precisa e identifica bene quali sono gli investimenti rilevanti ai fini del Pil,che non sono quelli degli aiuti alle famiglie (cd bonus € 80) : si veda pag.34 della circolare Istat,I nuovi conti nazionali in Sec 2010,6 ottobre 2014 ,per cui i suggerimenti esistono per aumentare il PIL e le spese in conto capitale della p.a. che creano sviluppo e ricerca.