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SPY FINANZA/ Così la Bce rischia di "far a pezzi" l'euro

Pubblicazione:sabato 11 aprile 2015

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Insomma, il 2015 dovrebbe vedere ancora un calo della moneta unica, logica che potrebbe essere favorevole alle grandi corporations, ma che porta con sé anche un rischio: ovvero, se l'indebolimento della moneta unica fosse mosso dalla percezione di un aumento dei rischi politici, allora il mercato azionario potrebbe essere impattato negativamente, come ci mostra il primo grafico. Inoltre, il recente aumento della volatilità implicita per le equities europee potrebbe accelerare se i timori legati alla Grecia si intensificassero e se per caso dalla Spagna arrivasse un forte segnale contrario alla logica attesa dagli investitori, ovvero passare da un sistema a cambio fisso a una reale unione economica e monetaria, allora le dinamiche potrebbe anche andare fuori controllo. Con due rischi accessori: il possibile fallimento, anche solo parziale, dell'Abenomics giapponese e una sorpresa inattesa da parte della Fed. Insomma, la partita è quanto mai aperta. 

Non mi resta che lasciarvi con il grafico che tutti, indiscriminatamente, hanno definito quello da attaccare obbligatoriamente al muro in vista di un'asset allocation ovunque nel mondo. Lo ha preparato il capo economista internazionale di Deutsche Bank, Torsten Slok, il quale ci mostra come un anno fa i mercati si aspettassero che la Bce e la Fed avrebbero alzato i tassi di interesse nello stesso momento, all'inizio del 2016, ma ora quel gap implicito si è molto ma molto ampliato. Cosa significa, in parole povere? L'implicazione a livello di investimenti è chiara: occorre aspettarci che i benefici che gli Usa hanno ottenuto dal Qe negli scorsi 3-5 anni, si paleseranno in Europa nel prossimi 3-5 anni. La mia domanda, però, è la seguente: in quel lasso di tempo, l'Ue esisterà ancora per come la conosciamo oggi?

 

 



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