BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ La "guerra" delle monete che fa a pezzi l'economia

InfophotoInfophoto

I tempi cambiano e gli accordi possono (e devono) essere modificati o cancellati. Il problema è che mantengano quello spirito e quella volontà di pace. Ma agli accordi di Bretton Woods non conseguì nulla, poiché come noto furono semplicemente dichiarati non più validi e annullati dalla parte più importante, gli Usa. Ma il vuoto in natura non esiste e quindi quello spazio veniva di fatto consegnato alla legge del più forte e alle successive guerre finanziarie e monetarie, esplose poi nel nuovo millennio.

Così ha commentato Parolin questo delicato momento storico: “Negli orientamenti concreti, la Dottrina sociale della Chiesa deve svilupparsi in rapporto alle proprie circostanze storiche. Lo scenario internazionale, per lo meno dal 1945 fino alla fine degli anni ‘70, era sostanzialmente influenzato dalle condizioni che determinarono il progetto di Bretton Woods. Entro determinati limiti, esso significò un certo disarmo finanziario, anche se di fatto sbilanciato in favore dei paesi più sviluppati […]. I mercati finanziari, cioè il credito, la creazione di moneta, il commercio, ecc. si trovavano relativamente controllati e governati dagli Stati”. Quindi. una situazione ancora non ideale, ma non del tutto negativa: rimaneva uno sbilanciamento a favore dei paesi più sviluppati, ma c’era un sostanziale controllo da parte degli Stati. Si poteva pensare a un progressivo miglioramento. 

Parolin ha osservato che in questo contesto storico Paolo VI nell’enciclica Popolorum Progressio avanzò una proposta: “La creazione di un Fondo Mondiale in favore dei diseredati, alimentato da una parte delle spese militari. Il suggerimento relativo alle finanze, a cui la Populorum Progressio dedica 5 paragrafi (nn. 51-55), cerca quindi soltanto di aiutare a colmare le lacune del progetto della Banca Mondiale”. Quindi, ancora una proposta a favore degli ultimi in una situazione economica internazionale in continua evoluzione ma non ancora deteriorata.

Ma con la caduta del muro di Berlino (e gli accordi di Bretton Woods già cancellati negli anni ‘70) “la finanza finì per costituirsi quale coordinamento supremo delle attività economiche attraverso le frontiere. Ciò significò la scomparsa del mondo di Bretton Woods, durato circa 30 anni, all’interno del quale si collocavano gli insegnamenti dellaPopulorum Progressio, e con esso la fine della pace - o piuttosto della tregua - finanziaria cha tale sistema aveva prodotto”.

A questo punto Parolin pone la domanda centrale del suo intervento: “A questo punto, la domanda, sempre nell’ottica della riflessione sull’economia internazionale al servizio della pace, diviene questa: come e quanto le finanze internazionali, privatizzate, globalizzate e, persino, indipendenti dalla produzione e dallo scambio di beni e servizi, possono servire alla pace?”.

E fornisce senza mezzi termini la sua risposta: “I primordi dell’attività bancaria e degli strumenti di credito commerciali, all’epoca del Rinascimento in Italia prima e poi nei Paesi Bassi, indicano, infatti, che il credito si indirizza, in genere, verso chi ha il potere politico o la capacità di sviluppare grandi imprese economiche: ai sovrani e alle grandi compagnie di navigazione. In definitiva, solo a coloro che sembrano capaci di garantire lauti guadagni”. Come dire: se questi sono gli esordi del sistema bancario, cosa potevamo attenderci dal fatto di aver sottratto agli stati tanto potere e averlo consegnato ai poteri della finanza e della moneta?