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Economia e Finanza

FINANZA & MERCATI/ Risparmio gestito: il faro del Fmi e i rischi della prossima crisi

Il Fondo monetario internazionale accende i fari sui gestori del risparmio gestito, che hanno ormai sostituito banche e assicurazioni nell'intermediazione finanziaria. di LUCA PASSONI

Christine Lagarde (Infophoto)Christine Lagarde (Infophoto)

L'industria del risparmio gestito è in fibrillazione tanto quanto i mercati finanziari che fanno da terreno di gioco globale per gli asset manager di tutte le specie (in Italia il Montepaschi vuol cedere alle Poste la propia quota in Anima, UniCredit sta negoziando con Pioneer la cessione del controllo di Santander, Intesa Sanpaolo studia la quotazione di Fideuram).

Uno studio appena pubblicato dal Fondo monetario internazionale prende le mosse dall'evidenza che l'intermediazione finanziaria si è significativamente spostata dal canale bancario (depositi-crediti) al canale non bancario: entro il quale il risparmio delle famiglie viene indirizzato verso il mercato dei capitali nei suoi diversi segmenti. L'effetto principale di questo trend strutturale sull'intermediazione del debito delle aziende ha prodotto un vantaggio in termini di distribuzione-condivisione del rischio fra gli investitori.

Gran parte del finanziamento della banca, infatti, è reperito a breve termine (la banca - si usa dire - "trasforma le scadenze"). Le risorse rese disponibili dall'industria del risparmio gestito invece trasferiscono totalmente il rischio finanziario al sottoscrittore finale non creando rischio finanziario in capo a operatori di mercato che possono essere a loro volta sistemici.

La prima valutazione sollecita immediatamente due domande. La prima: quando il cliente del servizio di gestione del risparmio è un operatore il cui passivo ha una descrizione precisa, tale da normalmente impattare sul modo di gestire l'attivo (basti pensare a fondi pensione o compagnie di assicurazione attive nel ramo vita), la non rischiosità dell'operazione è ancora vera? Se apprezziamo la sensibilità dimostrata dalla reazione delle prime compagnie di assicurazione che in Usa sono state dichiarate sistemiche, un dubbio nasce. Anche prescindendo dall'efficacia dichiarata nel trasferimento del rischio realizzato, la crescita del peso di questi “nuovi” operatori introduce caratteristiche di incertezza diverse da quelle finora affrontate in prima battuta dai regolatori. Il nuovo operatore che assorbe parte dell'attività in passato più propriamente bancaria, ne conosce altrettanto bene gli aspetti secondari?

Il noto comportamento imitativo dei gestori dell'industria del risparmio gestito ("herd effect") è in grado di aggiungere aspetti pro-ciclici al normale funzionamento dei mercati finanziari (aumentando e non riducendo così la rischiosità del sistema)? Non esistono mercati finanziari privi di rischio, esiste però la possibilità di ragionare sulle regole di funzionamento che abbiamo voluto per i mercati in cui lavoriamo e capire dove possiamo lavorare per ridurre le parti di rischio eliminabili.