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FINANZA E POLITICA/ Sapelli: così il Def svela chi comanda (davvero) in Italia

Dal Def 2015 alla vicenda De Gennaro, GIULIO SAPELLI analizza il contesto politico istituzionale in cui si trova l'Italia e le sue possibilità reali di ripresa economica

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Il Documento di economia e finanza appena reso pubblico dal governo, che dovrebbe delineare le linee guida dell'azione economico governativa per i prossimi tre anni, è degno di rilevanza non tanto in sé, quanto per il contesto politico istituzionale in cui si colloca. In primo luogo, cambiano i piloti di due cabine di regia essenziali alla luce del documento medesimo: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio lascia l'incarico con il fido Bonaretti e va al ministero dei Lavori pubblici dopo la tempesta scatenata sul ministro Lupi, costretto alle dimissioni pur senza essere indagato dalla magistratura; il vecchio allievo di Giorgio Rodano, ed ex collaboratore di Vincenzo Visco, De Vincenti assume quell'incarico proprio quando si apre un contenzioso non di poco conto con la Ragioneria Generale dello Stato. 

Mi riferisco alla denuncia de Il Sole 24 Ore circa il venir meno degli sgravi fiscali per le imprese che avessero assunto o trasformato a tempo indeterminato contratti invece a tempo parziale. L'aumento dei contributi alle imprese doveva servire a coprire l'aumento dei rapporti di lavoro stabili rispetto a quelli precari. Tutto ciò è stato imposto dalla Ragioneria Generale dello Stato con una mossa che disvela come sia ancora preclara l'incapacità governativa di portare sotto il dominio della politica una struttura tecnica invece che dipende dalle burocrazie europee e che quindi continua a essere refrattaria a ogni nuova politica. L'arrivo di De Vincenti non fa che rafforzare questa tecnocrazia eterodiretta e quindi va letto non tanto come una rottura del cosiddetto cerchio magico renziano, ma come un improvvido cedimento di codesto governo ai voleri eurocratici. 

La nomina di Delrio, inoltre, va letta come una sorta di resa dinanzi allo sforzo politico che è necessario esprimere per continuare nella realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, combattendo nel mentre la corruzione. I propositi del nuovo ministro son di tutt'altro genere. L'elenco delle 55 grandi opere previste da Maurizio Lupi è stato ridotto a un elenco di 22 grandi opere con la giustificazione che solo le piccole opere utili sono atte a sventare qualsivoglia corruttela. Nel mentre il collo dell'autostrada che collega Palermo con Catania spacca la Sicilia in due e disvela in modo evidente, se ce ne fosse ancora bisogno, quanta necessità invece abbiamo di grandi opere per rilanciare l'economia del Paese elevandone la cosiddetta total factory productivity, ovvero la produttività totale dei fattori del sistema-Paese che si raggiunge solo abbassando i costi di transazione e di controllo. 

Un quadro mosso, quindi, e incerto. Così come incerto è il rapporto tra centro e periferia in merito all'esazione fiscale. Si continua a non capire nulla delle tasse comunali con susseguirsi di polemiche a cui non si riesce a porre freno. Quello che conta è che la ripresa della cosiddetta spending review affidata al principe dei consulenti economici governativi non si è ancora tradotta in atti concreti, nonostante il lungo lavoro di Cottarelli, che smorzino la tensione sociale, mentre invece gli ex dipendenti delle province non sanno dove, quando e come saranno ricollocati e una serie di omicidi nel Palazzo di Giustizia di Milano disvelano, più che la solitudine degli operatori di giustizia, come si è detto sui giornali e da parte di questi ultimi, il disfacimento anche organizzativo dello Stato. 


COMMENTI
14/04/2015 - IL TESORETTO c'è ! (antonio petrina)

Il prof sapelli giustamente si chiede dove sia veramente questo tesoretto : ebbene stamattina del 13 aprile radiouno intervista colei che dalla stanza dei bottoni conferma che il tesoretto c'è, della sua provenienza ed inoltre che lo stesso è forse superiore a quell'importo comunicato dai giornali ( parola del dirigente addetto alla vendita dei titoli italiani : dott ssa Cannata).

 
14/04/2015 - L'Europa cresce e bene (Moeller Martin)

L'Europa vera, quella con i conti a posto, cresce regolarmente e non ha particolari problemi di disoccupazione. Questi problemi affliggono solo alcuni paesi, Italia purtroppo in testa. Fare una media europea è un esercizio inutile in quanto somma pere e mele. P.S. Ricordate quanto Sapelli lodava l'Inghilterra per la sua saggia politica di spesa nonostante l'indebitamento fosse alle stelle? Ebbene, il programma elettorale sia dei conservatori che dei laburisti ne prevede l'azzeramento entro 3 anni! E parliamo di azzeramento dell'indebitamento alla tedesca, non del bilancio strutturale al quale vanno aggiunte spese per interessi ed altre voci escluse. Al confronto l'Italia dei 'conti in regola' contrae ogni anno 100 milliardi di nuovi debiti.