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SPY FINANZA/ La recessione che gli Usa vogliono nascondere

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Dunque, che fare? «Per chi punta a proteggersi dall'arroganza degli investitori, l'oro rappresenta un buon veicolo». Chapeau a BofA-Merrill Lynch per aver detto, finalmente, la verità su questo rally tanto infinito quanto completamente folle, manipolato e sconnesso dai fondamentali. Ora però bisogna andare oltre, perché nonostante tutto BofA resta una banca d'affari, quindi in ossequio al motto "business is business" o al più italiano ma altrettanto giustificabile "tengo famiglia", non può proprio dirvi tutta la verità sull'attuale situazione e su quanto sta per succedere sui mercati. Io sì, invece. Cominciamo dal primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra attraverso le immagini lo stato dell'arte appena tratteggiato dal report: ovvero, le aspettative di crescita per l'anno in corso, dopo un breve rimbalzo del gatto morto, ora sono ai minimi di sempre, mentre gli indici azionari globali sono ai massimi storici. La "croce della morte" appare sempre più mortale. Ma non basta. Come ci mostra il secondo grafico, venerdì scorso il mercato equity a livello globale ha sorpassato per la prima volta in assoluto quota valore di 70 triliardi di euro, un rally che dal 2009 è stato del 175%, calcolando che si partiva da un nadir di quell'anno di meno di 26 triliardi di dollari. 

Una situazione talmente paradossale che Stanley Druckenmiller, ovvero l'uomo che nel 1992 schiantò la Bank of England insieme a George Soros scommettendo contro la sterlina, recentemente ha così descritto: «Non c'è nulla di più deflazionario che creare una bolla sugli assets, buttarci dentro un po' investitori e poi patirne l'esplosione». Ma non basta. Attaccando frontalmente la politica della Fed, la cui misure emergenziali a suo avviso non sono giustificate da elementi macro come quelli che colpirono il Giappone, Druckenmiller va oltre: «Mi sento come se fossimo nel 2004, quando ogni osso del mio corpo mi diceva che c'era una brutta ratio tra rischio e guadagno, ma non mi rendevo conto di come sarebbe potuta andare a finire. Sapevo solo che sarebbe andata a finire male e un anno e mezzo dopo ci ritrovammo con la grana della bolla immobiliare e dei subprime. Oggi ho le stesse sensazioni». 

Per il decano degli speculatori, infatti, il precedente è quello del 2003-2004, quando la Fed tenne i tassi di interesse all'1% nonostante quelli di crescita trimestrali per i due anni in questione furono del 3,8%, fino a salire addirittura al 6,9% nel terzo trimestre del 2003. Tenendo il costo del denaro così basso per così tanto tempo, la Fed non fece altro che aumentare la platea di investitori che si lanciava verso asset tossici, da debito legato a un mutuo che non ci si poteva permettere a collatiralized debt obligations che nemmeno le agenzie di rating potevano emettere. Come sia andata a finire, purtroppo, lo sappiamo tutti molto bene. 

Oggi, paradossalmente, i fronti di rischio sono ancora maggiori, primo in assoluto la scarsezza di collaterale di qualità sul mercato, dovuta proprio agli acquisti onnivori delle banche centrali, una penuria quantificabile nella necessità quasi disperata di qualcosa come 11,2 triliardi di dollari in collaterale spendibile ed eligibile. Come sapete, il collaterale è il balsamo della finanza strutturata, essendo la garanzia per triliardi e triliardi di operazioni repo, molte delle quali di fatto basate su liabilities nascoste ai bilanci ufficiali. Peccato che con la nuova regolamentazione legata a Basilea III, quei triliardi di collaterale servono e a dirlo non sono io ma Matt Zames, come del Treasury Borrwing Advisory Committee (Tbac), a detta del quale in condizioni di mercato stressato la domanda totale di collaterale di alta qualità (Hqc) potrebbe appunto raggiungere 11,2 triliardi di dollari. 

E a cosa dobbiamo questa situazione, oltre che all'appetito infinito della Fed? All'aumento esponenziale dell'utilizzo di trading ad alta frequenza e al conseguente collasso della liquidità reale nel sistema, effetto collaterale potenzialmente letale della finanza da algoritmi. I quali non sono formulette ultra-intelligenti capaci di farvi fare sempre il business più redditizio ma, anzi, impulsi stupidi e pavloviani che molto spesso, all'apice del loro malfunzionamento, interferiscono con le funzioni del mercato, inondando gli spot di trading con traffico messaggistico o creando picchi enormi ma a brevissima scadenza nei prezzi, questo come risultato di altri algoritmi che rispondono all'iniziale flusso errato di ordine. 

 

 


COMMENTI
15/04/2015 - Che tristezza (marco pezzi)

Pavoneggiarsi, dopo la stesura di un articolo interessante, mi sembra veramente di poco gusto. Della serie vedremo chi riderà per primo o per último, ma io vorrei ricordarLe che questo è il mondo nel quale vivíamo e questo è il futuro dei nostri figli, a meno che Lei non abbia anche la capacità di cambiare le cose, e a giudicare dai Suoi articoli sempre fermi solo ad una mera analisi di alcuni aspetti del quotidiano direi Lei non ha... Lo scritto piú volte: mai ho visto da parte Sua una soluzione, una proposta. Solo critiche ed ora anche queste tristi e fuori luogo prese di posizione. Troppo comode, troppo passive. Complimenti.