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SPY FINANZA/ La recessione che gli Usa vogliono nascondere

Pubblicazione:mercoledì 15 aprile 2015

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Di converso, a far paura deve essere il fatto che all'interno dell'indice il crollo maggiore è stato quello legato ai "fattori sfavorevoli", sceso da 50.5 a 48.5, in aree nettamente di contrazione e un livello di stress del credito che non si vedeva dai giorni della fine formale dell'ultima recessione. Cosa significa questo dato? Niente più del fatto che molte aziende non sono affatto sane come il mercato pensava e pensa e che quindi nel settore del business il livello di resistenza agli shock è molto più basso di quanto preventivato. Ma ecco forse la parte peggiore. Le sirene neo-keynesiane ci hanno infatti riempito la testa con l'assunto che la creazione di nuova moneta di fatto si sostanziava in nuovo credito e quindi l'unica cosa importante è la facilità con cui quel nuovo credito finisce nella mani di chi ne ha bisogno, di fatto stimolando l'economia reale: bene, guardate il grafico a fondo pagina, dopo sei anni di inondazioni di denaro a costo zero, non è mai stato così difficile ottenere credito negli Usa! 

Stando infatti alla Cmi, l'indice "Rejections of Credit Applications", ovvero le richieste di credito respinte, è letteralmente crollato al minimo storico, ancora più in basso di quanto arrivò a toccare nel picco della crisi Lehman! E senza nuovo credito che entra nel sistema economico, quale sia l'epilogo lo si impara al primo anno di economia: recessione. Anche perché il dato è di quelli da pelle d'oca, essendo sceso il livello di concessione del credito in un mese da un già debole 48.1 a 42.9, numeri da contrazione pura, il famigerato credit crunch. 

Questo in cosa si sostanzia? Che le aziende fanno fatica a ottenere denaro, troppo impegnato a circolare tra i computer di Wall Street e non vanno più nemmeno in disputa, cercano unicamente di sopravvivere: sapete infatti qual è l'unico dato "positivo" dell'indice? Le richieste di fallimento, di fatto stabili da 55.0 a 55.1, sintomo però che se la voce non ha inviato un segnale contrazionario, ci ricorda comunque che si sono grossi, grossi problemi all'orizzonte visto che la situazione finanziaria di queste aziende rimane una seria preoccupazione. E il pattern non cambia sia che si parla di manifattura o di servizi, sia perché ci sono dubbi da parte delle banche rispetto ai loto status di credito (il rating ormai lo guardano solo i fondi pensione giapponesi), sia perché chi sta ancora emettendo credito in questi giorni lo fa con enorme cautela e sta chiudendo sempre maggiormente i rubinetti. 

E cosa ci dice alla fine l'indice: «Il respingimento di richieste di credito è al livello del picco della recessione, sceso da 45.9 a 42.0. Queste sono letture molto negative e ci vorrà molto tempo per uscire da questa situazione». E a confermare il quadro poco rassicurante finora tratteggiato, ci ha pensato ieri General Electrics, uno dei principali emittenti obbligazionari Usa, la quale ha reso noto che la sua unità finanziaria non emetterà debito a lunga scadenza per almeno cinque anni. Vi faccio notare che i bond di Ge pesano per il 2% di tutto il debito investment grade esistente sul mercato e quindi l'essenza di emissioni porterà ancora più inflazione nella bolla del credito corporate e ridurrà l'offerta, a fronte di domanda insaziabile di obbligazioni che non siano carta da parati o igienica. E parliamo di un'azienda che nel 2009 ha venduto 52,3 miliardi di dollari in bonds, il 5,1% delle emissioni ad alto rating statunitense, salvo scendere ogni anno fino ad oggi ma comunque in grado di emettere debito pari all'1,2% di tutte le nuove emissioni annuali. 

Ovviamente, togliere quella carta dal mercato, andrà a impattare su quanto dicevo prima, ovvero sulla liquidità e sull'offerta di collaterale di alta qualità nel mercato. Se invece siete investitori azionari, tranquilli, il titolo pare in ottime prospettive: in quasi contemporanea Ge ha infatti annunciato un programma di buyback da 50 miliardi di dollari, tanto per farci capire dove stanno i veri soldi da fare nell'America a guida Fed. Godetevi pure la ripresa, io attendo la nuova crisi. Vediamo chi aspetterà di più.

 


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COMMENTI
15/04/2015 - Che tristezza (marco pezzi)

Pavoneggiarsi, dopo la stesura di un articolo interessante, mi sembra veramente di poco gusto. Della serie vedremo chi riderà per primo o per último, ma io vorrei ricordarLe che questo è il mondo nel quale vivíamo e questo è il futuro dei nostri figli, a meno che Lei non abbia anche la capacità di cambiare le cose, e a giudicare dai Suoi articoli sempre fermi solo ad una mera analisi di alcuni aspetti del quotidiano direi Lei non ha... Lo scritto piú volte: mai ho visto da parte Sua una soluzione, una proposta. Solo critiche ed ora anche queste tristi e fuori luogo prese di posizione. Troppo comode, troppo passive. Complimenti.