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DALLA GRECIA/ La "linea rossa" che detta le mosse di Tsipras

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Dalla sua, Tsipras ha un grosso vantaggio che gli concede la legge che, nel caso di elezioni anticipate entro i primi diciotto mesi, abolisce le preferenze e adotta la lista bloccata. Uno strumento che potrebbe favorire l'esclusione della sinistra-sinistra. L'incognita resta il corpo elettorale. Un sondaggio sostiene che l'82% di greci vuole restare nell'euro. Come esprimeranno sulla scheda elettorale questa speranza-bis?

Dalla data di oggi fino a fine maggio, Atene deve trovare 1,7 miliardi di euro. Per fine 2015 i miliardi arrivano a 16,43. Per il  ministro dell'Energia, Panagiotis Lafazanis, fautore della "rottura" con gli europei, è tutto chiaro: "Se non si arriva a un accordo nell'Eurogruppo del 24 aprile sicuramente non sarà la fine della Grecia". Il giorno di Pasqua, il  ministro lo ha trascorso negli uffici della società elettrica Deh ribadendo che l'impresa deve restare pubblica e ricordando che la prossima settima si dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) firmare l'accordo per il gasdotto con i russi. È questo lo spirito di servizio che sentono parecchi ministri di questo esecutivo: governare secondo teorie e fantasie. Non hanno ancora letto le tabelline dei flussi elettorali: dal 4% al 36,6% il salto è notevole, eppure continuano a ragionare con l'ideologia del gruppuscolo di sinistra -composto da almeno sette correnti -  che deve fare oggi i conti con due realtà scottanti: l'arrivo ad Atene di migliaia di persone che fuggono dalla guerra e l'occupazione senza alcuna rivendicazione studentesca - da diciannove giorni - del Rettorato dell'Università di Atene. La quarantina di giovani per il momento possono stare tranquilli, nessuno li tocca, nonostante l'appello dei rettori verso il governo perché sgombri il Rettorato. E intanto i ragazzi-Erasmus che studiano all'estero possono aspettare per il loro contributo finanziario. 

Pochi giorni fa su queste pagine si parlava di "bomba umana". Bene, è scoppiata. Dalle isole sono arrivati migliaia di profughi provenienti dalla Siria, e il governo non sa come affrontare il problema. Si pensa di usare caserme dismesse o campi tenda, di separare i clandestini  (da rimpatriare) dai profughi di guerra cui verrà dato un documento per raggiungere altri paesi europei. A complicare ulteriormente la situazione è l'atteggiamento molto confuso del ministro per le politiche di immigrazione, la quale continua a non rendersi conto, e con lei il governo, che gli ateniesi non sono poi così accondiscendenti con le decine di persone che dormono sulle panchine e nei parchi pubblici. La ministro: "Non ci sono immigrati che stazionano in centro, semplicemente al mattino escono per prendere il sole".

"Sono al governo, ma non sanno  governare il Paese", sosteneva un commensale durante il pranzo pasquale. "Tsipras ci ha ridato la speranza", un altro. "Noi abbiamo un ruolo geopolitico che dobbiamo usare a nostro vantaggio", un altro ancora. "Ma perché gli europei ci strozzano?". "Se Tsipras vuole la rottura con l'Europa avrà il mio sostegno", il più radicale che nelle elezioni precedenti aveva votato Alba Dorata. Era una cartina di tornasole su come la "propaganda" del governo abbia attecchito su un terreno fertilizzato da governi inefficienti e irresponsabili e da pretese europee insostenibili.