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FINANZA/ 1. I "guai" sulla ripresa che i politici vogliono nascondere

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Non è la situazione dell'economia di oggi: famiglie molto indebitate sono portate a risparmiare e a rimborsare i debiti più che a consumare i propri redditi; le imprese, che non credono in un'espansione della domanda, tendono a comprimere gli investimenti. Trend che in Occidente arrivano da lontano, ancor prima dello scoppio della crisi finanziaria: all'eccesso di risparmio contribuiscono il calo demografico, e non di meno la rivoluzione Internet, che in questi anni ha divorato posti di lavoro e azzerato i profitti di interi settori (basti pensare ai media o alla moria dei posti a disposizione dei bancari). 

In questa cornice è dubbio che la crescita possa ripartire, al di là dell'euforia generata dal Quantitative easing, dal calo del greggio o dalle dinamiche monetarie. La nuova mediocrità rischia per davvero di diventare la situazione normale del pianeta per i prossimi anni. La nota di speranza arriva da Ben Bernanke, l'ex presidente della Fed, che ritiene che gli squilibri tra domanda e offerta siano destinati a rientrare nel tempo per una sorta di processo naturale. Non la pensa così Lawrence Summers, l'economista ex segretario al Tesoro Usa. Ci vuole un intervento robusto di politica economica, ben più incisivo del Qe, con un massiccio impiego di investimenti pubblici che possano rilanciare anche gli animal spirits privati. Altrimenti, prepariamoci a una lunga traversata nel deserto perché le cose non torneranno a essere quelle di prima. Un verdetto amaro, che i politici tendono a occultare dietro l'ottimismo di maniera che va tanto di moda. 

È un grosso pericolo perché, come sostiene Martin Wolf sul Financial Times, la new mediocrity non è inevitabile. Ma ci vogliono riforme locali, regionali e globali per scongiurare questo destino. È l'ora di ragionare in concreto sugli interventi da mettere in cantiere. In Italia, ma soprattutto in Europa. È l'ora, tanto per cominciare, di aprire il dibattito sulla possibilità di ragionare in termini di bilancia commerciale e di rapporto deficit/Pil a livello comunitario. 

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COMMENTI
17/04/2015 - Il reddito misura la crescita (Moeller Martin)

Manteniamo la giusta sequenza logica: lavoro-reddito-domanda. Ogni variazione di questo ordine delle cose è destinato a fallire, ora come in passato. A parte questo, mi chiedo perchè debba essere l'Europa a dover intervenire visto che gli stati membri sono sovrani e che tale mediocrità affligge solo alcuni di essi. Cosa poi intenda con la necessità di ragionare in termini di debito/pil europei mi resta un mistero. Elaborare medie tra stati con politiche finanziarie non omogenee è un esercizio inutile, mentre spero proprio non intenda chiedere a me di pagare più tasse per mandare in pensione i greci dopo solo 25 anni di contributi. Analogamente, si tolga pure dalla testa che gli altri saranno mai disposti a pagare i nostri debiti o a mantenere il nostro sistema spendi & spandi.

 
17/04/2015 - ripresa della domanda (Giuliana Zanello)

Sono ignorante in materia, vorrei solo segnalare una notiziola data oggi dal telegiornale della Svizzera italiana: i cittadini della Confederazione sono chiamati a votare su un progetto di legge che imporrebbe un forte incremento del prelievo fiscale sulla successione dei patrimoni superiori ai due milioni di franchi; questo allo scopo di contrastare un trend che ha portato, oggi, alla seguente situazione: il 98% della ricchezza sarebbe detenuto dal 2% della popolazione. E' solo la notiziola di un telegiornale, tutta da verificare, ma se il trend fosse reale, e non solo svizzero? Davvero difficile, in queste condizioni, tornare a crescere attraverso la ripresa della domanda!