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FINANZA/ 1. I "guai" sulla ripresa che i politici vogliono nascondere

Pubblicazione:venerdì 17 aprile 2015

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"Sei mesi fa vi abbiamo messo in guardia contro il rischio della 'nuova mediocrità', cioè un prolungato periodo di bassa crescita. Oggi dobbiamo darci da fare per impedire che la nuova mediocrità diventi la nuova realtà". È questo il principale messaggio in arrivo dall'assemblea del Fondo monetario internazionale. Messaggio terribile perché conferma il sospetto che la lunga lotta per uscire dalla crisi è tutt'altro che vinta. Anzi, al di là degli effetti del Quantitative easing in Giappone come in Europa, il mondo rischia di avviarsi a una stagione segnata da investimenti deboli e, di riflesso, di occupazione, ma anche da tassi di interesse reali a livelli storicamente bassi, con la conseguenza di moltiplicare la comparsa di bolle, vuoi nell'immobiliare o nelle obbligazioni piuttosto che nel mercato azionario. Il tutto distinto dalla moltiplicazione dei debiti già saliti, grazie alle costanti iniezioni di denaro e ai massicci acquisti di titoli pubblici e privati da arte delle banche centrali, dai 2.700 miliardi pre-crisi agli 8.200 miliardi di dollari attuali.

Verrebbe da dire, di fronte a queste cifre, che il mondo è stato contagiato dal "male italiano" che, come ben sappiamo, è caratterizzato dalla forte incidenza del debito pubblico sul Pil che, secondo le promesse governative, comincerà a scendere sotto la barriera del 130%, ovvero venti punti abbondanti in più del livello di inizio millennio, a partire dalla fine del 2017. Se tutto andrà per il verso giusto, naturalmente. 

Ma, in realtà, l'Italia è in buona, anzi pessima compagnia. Se si tiene conto del debito complessivo, composto oltre che dal debito pubblico anche da quello di imprese e famiglie, il Bel Paese risale in una posizione di metà classifica, davanti a nazioni insospettabili (l'apparente virtuosa Olanda, ad esempio), per non parlare della Cina: il debito complessivo del sistema industriale del Dragone è gravato da debiti pari al 217% del Pil, cifra che impallidisce di fronte ai conti dell'immobiliare. Intanto le Borse cinesi volano, grazie ai massicci trasferimenti sui vari Stock Exchange dei capitali parcheggiati nelle banche, ben 19.500 miliardi di dollari (contro gli 11.200 di tutta l'Eurozona). 

E, di squilibrio in squilibrio, merita rilevare che il Giappone ha sorpassato il rivale asiatico nel possesso di titoli di Stato Usa: 1.124 miliardi di dollari contro 1.123. Non è il frutto di surplus commerciali, bensì del "parcheggio" di capitali nel Sol Levante a garanzia di speculazioni finanziarie con la garanzia del miglior rendimento dei tassi Usa su quelli di Tokyo. 

Sono tanti gli effetti di quel fiume carsico di capitali di carta che corrode dalle fondamenta il sistema solo all'apparenza sano: il Pil mondiale, secondo le statiche del Fondo, cresce a un tasso del 3,5%, in linea con quanto è accaduto in stagioni che ricordiamo fortunate. Ma in passato la crescita è stata resa possibile in circostanze virtuose, in cui la crescita si avvicinava al potential output, la situazione ottimale che si verifica quando i frutti generati dall'attività economica vengono assorbiti dalla domanda. 


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COMMENTI
17/04/2015 - Il reddito misura la crescita (Moeller Martin)

Manteniamo la giusta sequenza logica: lavoro-reddito-domanda. Ogni variazione di questo ordine delle cose è destinato a fallire, ora come in passato. A parte questo, mi chiedo perchè debba essere l'Europa a dover intervenire visto che gli stati membri sono sovrani e che tale mediocrità affligge solo alcuni di essi. Cosa poi intenda con la necessità di ragionare in termini di debito/pil europei mi resta un mistero. Elaborare medie tra stati con politiche finanziarie non omogenee è un esercizio inutile, mentre spero proprio non intenda chiedere a me di pagare più tasse per mandare in pensione i greci dopo solo 25 anni di contributi. Analogamente, si tolga pure dalla testa che gli altri saranno mai disposti a pagare i nostri debiti o a mantenere il nostro sistema spendi & spandi.

 
17/04/2015 - ripresa della domanda (Giuliana Zanello)

Sono ignorante in materia, vorrei solo segnalare una notiziola data oggi dal telegiornale della Svizzera italiana: i cittadini della Confederazione sono chiamati a votare su un progetto di legge che imporrebbe un forte incremento del prelievo fiscale sulla successione dei patrimoni superiori ai due milioni di franchi; questo allo scopo di contrastare un trend che ha portato, oggi, alla seguente situazione: il 98% della ricchezza sarebbe detenuto dal 2% della popolazione. E' solo la notiziola di un telegiornale, tutta da verificare, ma se il trend fosse reale, e non solo svizzero? Davvero difficile, in queste condizioni, tornare a crescere attraverso la ripresa della domanda!