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Economia e Finanza

MPS/ Cala il sipario sul "fallimento del fallimento" (e Profumo non ci sta)

Ieri si è svolta l'assemblea di Mps, che ha approvato il bilancio 2014 e l'aumento di capitale da 3 miliardi di euro. Duro lo sfogo di Alessandro Profumo. Il commento di GIANNI CREDIT

Alessandro Profumo (Infophoto)Alessandro Profumo (Infophoto)

Con perfetto contrappasso dantesco, sul "fallimento del fallimento" di Mps il sipario cala quando è premier il super-sindaco di Firenze. L'assemblea-fiume di ieri è probabilmente l'ultima "dal 1472". Altre volte è andata in dissesto la banca civica nata per combattere l'usura attorno a Piazza del Campo. Ma solo negli ultimi tre anni il Monte ha fallito anche la gestione del suo fallimento più grave: l'acquisizione dell'Antonveneta del 2007, con un indebitamento sostenibile solo a costo di derivati insostenibili.

Anche se il famigerato derivato "Alexandria" sarà chiuso durante l'estate dalla controparte Nomura senza ulteriori oneri per i conti, è assai difficile che il Monte fra un anno sia autonomo. Non è un caso che il presidente della Fondazione, Marcello Clarich, abbia confermato che per il nuovo presidente "è stato incaricato un cacciatore di teste" e che "ci sono già dei nomi": sarà un numero uno di transizione, utile a traghettare Rocca Salimbeni verso un nuovo gruppo. Chi proverebbe a fare il presidente "vero" dopo quello che ha detto ai soci l'ultimo presidente "vero"?

"Solo in Italia avviene che chi lavora gratis per risanare una crisi venga insultato", si è sfogato ieri Alessandro Profumo, in uscita dopo l'ennesimo aumento di capitale imposto dalla nuova vigilanza Bce. Forse anche il banchiere superstar, pure provato dalla crisi finanziaria a UniCredit, si è ritrovato a masticare polvere di ferro attorno al Palio. Era pronto a gestire un dissesto bancario molto serio: non una città-banca decisa a "resistere o morire". Facendo magari molte vittime: la credibilità delle Fondazioni bancarie sarebbe la meno accettabile; la moralità politico-finanziaria del Pci-Pds-Ds-Pd quella che non paga mai dazio.

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