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DALLA GRECIA/ Grexit, l'opzione che piace a tutti (ma che nessuno vuole usare)

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Su questi quattro punti non c'è consenso: "Questo non per una debolezza tecnica dell'approccio, ma per dissenso politico che però tutti conoscevano in anticipo nella misura in cui in cui gli europei hanno riconosciuto e continuano a riconoscere che il compromesso che cerchiamo deve rispettare il chiaro mandato del popolo greco, come espresso dalle elezioni di gennaio".  In sintesi: il governo ellenico non accetta ricatti, non accetta riforme che sono state imposte ai governi precedenti, dunque se tra Atene e Bruxelles ci consumerà la rottura, la responsabilità ricadrà sui Paesi creditori. È comunque una scommessa rischiosa. 

Va dato atto ad Alexis Tsipras di essere coerente, di saper blandire la società - non la pubblica opinione quasi tutta molto critica - e di saper creare una immagine di "duro e puro" che potrà sfruttare in futuro. Va aggiunto che "l'immorale e brutale ricatto finanziario" (parole di Tsipras) dei creditori non smuove di una virgola la posizione del governo. Ogni giorno le pressioni si fanno sempre più pesanti, soprattutto da parte tedesca. La quale non esclude una "Grexit". Un default all'interno della zona euro è sempre stata la linea da seguire, secondo il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. 

In questi giorni il ministro si trova a Washington per illustrare il piano -  "teorico" - delle riforme che intende attuare il governo Tsipras. Ha ammesso che a fine mese il Paese sarà a secco. Parlando nel corso di un convegno del Brooking Institute, Varoufakis ha affermato che: "Dovere del nostro governo è quello di accettare il costo politico di alcune scelte difficili che sono però necessarie per ripristinare la fiducia dei nostri partner mondiali". Non è la prima volta che il ministro ribadisce questo concetto. Lo aveva già detto durante il convegno Ambrosetti. 

Nella capitale americana, Varoufakis (senza cravatta come d'ordinanza) ha anche avuto un incontro di alcuni minuti con il presidente Obama nel corso della celebrazione della festa dell'indipendenza ellenica. Obama, stringendogli la mano, ha esclamato: "È arrivato per portarci soldi". Tutti gli invitati hanno sorriso, anche Varoufakis. Francamente, Obama la battuta di cattivo gusto se la poteva risparmiare - potrebbe fare il paro con quell'altra sulla sua abbronzatura.

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