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Economia e Finanza

DALLA GRECIA/ Grexit, l'opzione che piace a tutti (ma che nessuno vuole usare)

L'accordo tra Grecia e creditori sembra ancora lontano. SERGIO COGGIOLA ci spiega quali sono gli ostacoli tra le due parti e come sta agendo il Governo di Atene

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L'opinione pubblica di un Paese che abbia un ritmo fisiologico dovrebbe chiedersi la ragione per cui il principale "imputato" - secondo Syriza - del disastro economico, l'ex primo ministro Jorgos Papandreou, abbia avuto un colloquio di due ore con il primo ministro. Oppure chiedersi il perché quattromila minatori hanno manifestato l'altro giorno per il loro diritto al lavoro, mentre il ministro Lafazanis ha dichiarato che il governo non cede ai ricatti della "politica della casseruola", accusando i  minatori di essere il "cavallo di Troia" della multinazionale Eldorado Gold. Sulla miniera d'oro a Skouries (in Calcidica) il tira e molla tra governo e proprietà, sull'impatto ambientale dell'estrazione, dura almeno dal 1996. Nel piccolo villaggio ormai si registra una circoscritta "guerra civile" tra chi vuole far funzionare la miniera e chi invece urla al disastro ecologico. Oppure chiedersi il perché da Atene è partita una domanda ufficiosa in cui si chiedeva la dilazione del pagamento di una tranche del debito verso il Fmi. Notizia smentita dal governo, ma confermata da Washington. Oppure si lasciano sfasciare negozi e bruciare cassonetti (negli ultimi due anni la loro sostituzione è costata alla municipalità di Atene circa 700 mila euro) a un centinaio di anarchici senza che mai qualcuno sia stato condannato. 

Purtroppo, la Grecia non vive un ritmo fisiologico. Soffre di "bulimia da trattativa". Su questo argomento si riempiono pagine di quotidiani e siti web. A questo si accompagnano tabelle e analisi su quanto deve sborsare la Grecia nei prossimi mesi, su quali sono le sue ultime riserve monetarie (sta per essere firmato un decreto che obbliga le società a controllo pubblico e le regioni a trasferire i loro depositi su un conto speciale della Banca centrale greca, mentre indiscrezioni dicono che il governo intende rivolgersi anche all'Arcivescovado, dopo che lo stesso ha "offerto" l'usufrutto delle proprietà ecclesiastiche per uscire dalla crisi). 

Nonostante questa grancassa mediatica nessuno ha ben chiaro quale sarà il prossimo futuro. Superata la data del 24 aprile - giorno della riunione dell'Eurogruppo - adesso il primo ministro si definisce "ottimista" per una conclusione a fine mese. Ma si dovrebbe arrivare a un "accordo politico" - spiega in un'intervista a Reuters - che dovrebbe superare gli ostacoli posti dai tecnocrati europei. Per il momento, ammette, si registra invece un  "disaccordo politico". Tuttavia, i creditori sono stati chiari: senza il segnale verde dei tecnocrati niente "sinfonia" (accordo). Quindi niente prestiti. E ha ribadito i quattro punti della "linea rossa" del governo: pensioni, lavoro, privatizzazioni e Iva (si calcola che teoricamente da questa tassa dovrebbero arrivare 20 miliardi di euro, oggi le casse ne raccolgono circa 14).