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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Spending review e Iva, la "vittoria di Pirro" di Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Sì, perché l’aumento dell’Iva sarebbe un fortissimo insuccesso per il governo. Questo non vuol dire che raggiungendo quell’obiettivo si avrebbe un successo: accontentarsi di questo sarebbe troppo poco. E temo che ci ritroveremo di fronte a una spending review fatta dall’euro. 

 

In che senso?

La politica monetaria della Bce sta riducendo il costo degli interessi sul debito. Abbiamo quindi già dei risparmi di spesa. Il problema è che tutto questo rischia di essere controproducente, perché spinge a non intervenire sui settori dove si dovrebbe.

 

In questo senso il Governo è intenzionato a escludere dalla spending review le pensioni, che costituiscono il capitolo di spesa pubblica più rilevante. Cosa ne pensa?

È come se un’impresa si rifiutasse di prendere in considerazione la voce di costo più grossa che ha. E in genere quando si cercano razionalizzazioni di costo si parte dalle voci di costo più alte. Noi abbiamo un impianto di pensioni costruito con criteri di tipo retributivo e questo sistema garantiva pensioni tanto più alte rispetto ai contributi versati, quanto più era alto lo stipendio. Ora, se per le pensioni minime è ragionevole che gli assegni siano più alti dei contributi versati, così non è per i benestanti.

 

È quindi d’accordo con Boeri, che ritiene vi siano delle pensioni che non trovano giustificazione nei contributi versati?

Sì sono d’accordo con il Presidente dell’Inps. Credo che le pensioni superiori al trattamento medio andrebbero analizzate per vedere se hanno una base nei contributi versati. Se così non è, gli assegni dovrebbero essere ricalcolati con il sistema contributivo. La differenza costituirebbe un importante risparmio e potrebbe essere anche trattenuta mediante un blocco della rivalutazione delle pensione, fintanto che la cifra in eccesso non viene riassorbita.

 

La Corte Costituzionale ha già però bocciato un intervento sulle cosiddette pensioni d’oro…

Se noi distribuiamo un diritto economico (la pensione), a esso corrisponde un dovere simmetrico. I diritti sono acquisiti, ma il dovere di pagare le risorse a chi lo abbiamo appioppato? Oggi lo Stato non è più in condizioni di stampare moneta se non ne ha. I risparmi ottenuti da questa operazione andrebbero a riequilibrare la fiscalità pubblica. Questo sarebbe il riconoscimento che è stato usato un criterio sbagliato, scorretto, iniquo e finanziariamente insostenibile nel calcolare alcune pensioni. 

 

In questi giorni il Governo sta preparando il Def e quest’anno non si potrà dire che c’è una congiuntura negativa per non onorare il Fiscal compact. Padoan sembra voler puntare sulla “clausola di flessibilità sulle riforme strutturali” per evitare di dover reperire 5 miliardi di euro. Ci aspetta un nuovo “scontro” con l’Europa?

L’Europa sarà sicuramente attenta e molto vigile, anche perché non può permettersi di essere dura con la Grecia e morbida con gli altri paesi. Questo significa che dobbiamo non solo mettere in campo riforme che portano a risparmi di spesa, ma anche riforme più ampie e importanti. In questo senso, il problema principale dell’Italia non è il livello della spesa pubblica, ma la mancata corrispondenza tra quanto si spende e quanto si produce nel settore pubblico.

 

Ci vuole allora una riforma della Pubblica amministrazione?