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FINANZA E POLITICA/ Spending review e Iva, la "vittoria di Pirro" di Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Con la definizione del Documento di economia e finanza (Def), il Governo ha deciso di accelerare sulla spending review. Il nuovo Commissario straordinario, Yoram Gutgeld, ha detto che l’operazione sarà di almeno 10 miliardi di euro, e che si agirà in particolare su Pa, imprese partecipate, enti locali, forse di polizia, trasferimenti al trasporto pubblico e incentivi alle imprese. Esclusi, invece, interventi sulle pensioni. Abbiamo chiesto un commento a Ugo Arrigo, Professore di Finanza pubblica all’Università Bicocca di Milano.

 

Professore, cosa ne pensa della cifra ipotizzata, 10 miliardi?

Come valore assoluto la cifra non è assolutamente consistente, anche perché stiamo parlando di poco più dell’1% della spesa pubblica. Non si capisce però perché il Governo abbia sostanzialmente perso un anno, dato che nel marzo del 2014 aveva già in mano le proposte di Cottarelli. È stata fatta un’analisi molto accurata su molti fronti e temi, con basi scientifiche, ed è stata messa nel cassetto per tirarla fuori un anno dopo.

 

Proprio in questi giorni sul sito del Tesoro sono stati pubblicati i 19 rapporti dei gruppi di lavoro di cui si è avvalso Cottarelli.

Io gli ho dato un’occhiata, ma non mi paiono particolarmente esplosivi. Le proposte più importanti erano quelle formulate direttamente da Cottarelli, questi erano solo i lavori preparatori fatti dai dirigenti, dai tecnici dei ministeri. Mi sembrano quindi di una portata inferiore rispetto alle proposte di Cottarelli. Mi sembra ormai che la spending review abbia più un effetto scenografico che un compito di supporto reale alle decisioni di spesa. 

 

In che senso?

Quando si vuol far vedere che si è impegnati a contenere la spesa si tira fuori la spending review, poi il lavoro serio viene messo nel cassetto. In questo senso è eclatante che si parli di revisione degli incentivi alle imprese quando al riguardo da tre anni esiste il Piano Giavazzi. A parte questo, mi sembra poi che la spending review sia logicamente sbagliata.

 

Perché?

Dal punto di vista metodologico, qualunque tipo di spesa va studiata, guardata bene e vagliata prima che sia compiuta. Certo, la verifica a posteriori può essere utile per capire le ragioni di un eventuale “malfunzionamento” della spesa, ma resta il fatto che le valutazioni andrebbero fatte prima.

 

L’obiettivo principale che si è dato Gutgeld è di evitare che l’anno prossimo scattino le clausole di salvaguardia che comportano un aumento dell’Iva. Ci riuscirà?



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