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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Se Guzzetti viene indagato per aver provato a salvare Mps

Giuseppe Guzzetti (Infophoto)Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

Tutto il contrario del management della banca, che approfittando della fase favorevole dei mercati era riuscito nel non facile compito di radunare una dozzina di banche d’affari che garantissero un aumento da 3 miliardi da far partire entro fine gennaio. Con questi opposti argomenti si era arrivati allo scontro frontale, e l’assemblea per votare l’aumento, convocata a Rocca Salimbeni il 27 dicembre, prometteva scintille (Mansi aveva già dichiarato e ribadito che avrebbe votato contro la proposta del management, che si sarebbe probabilmente dimesso).

Di qui la necessità di un intervento “di sistema”, nato dalle preoccupazioni del ministro Fabrizio Saccomanni e per l’orgoglio del presidente della Cariplo (e delle 88 Fondazioni riunite in Acri) Giuseppe Guzzetti. Della partita, a quanto si apprende, sarebbero Cariplo, Fondazione Cariverona e forse Compagnia di Sanpaolo (che oggi riunirà gli organi deliberanti), oltre a due o tre fondi italiani e stranieri. Insieme, investendo quasi 350 milioni in contanti, rileveranno poco meno del 20% delle azioni Mps in mano alla Fondazione, che resterà con il 13,5%. L’ente senese rimborserà parte dei debiti alle banche, e userà parte dei denari per sottoscrivere una quota in aumento che le permetta di restare azionista attorno al 5%. La cordata Fondazioni-Fondi, invece, sborserà un altro mezzo miliardo (i numeri precisi dipendono dall’esito della trattativa, ma anche dal prezzo di emissione che è stimato attorno a 15 centesimi) per restare attorno al 17% post aumento.

Nessun patto, e nessuna richiesta di governance, sembra profilarsi. Lo spirito della cordata è, piuttosto, di salvare capra e cavoli, fornendo ossigeno finanziario alle due istituzioni senesi; possibilmente rivendendo le azioni Mps entro breve, approfittando del possibile rimbalzo borsistico se la ricapitalizzazione riuscirà. Un preliminare fondamentale, a riguardo, sarà l’assemblea: che in caso di accordo tra Mansi e la cordata dovrebbe riunirsi il 27 o il 28, per votare sì all’aumento subito come chiesto da Fabrizio Viola e Alessandro Profumo. 

Palazzo Sansedoni, sede della Fondazione Mps, ha precisato: “La Fondazione Mps smentisce categoricamente qualsiasi ipotesi di cessione con i soggetti e le modalità citate nel suddetto articolo e che tanto meno sia programmata una riunione della deputazione amministratrice per valutare qualsivoglia proposta”. “Anche la riunione odierna della deputazione generale non vede all’ordine del giorno tale argomento”. Anche la in una nota precisa di “non avere in corso alcuna iniziativa di intervento nelle operazioni ipotizzate”.

 

Un pezzo di ineccepibile giornalismo finanziario: niente intercettazioni passate dal palazzo di giustizia, solo notizie trovate dal giornalista sul mercato, ricostruite e verificate in trasparenza presso tutte le fonti. Dunque: una banca in dissesto, una Fondazione che - a differenza delle consorelle - ha portato la sua banca al dissesto violando sistematicamente le regole; un presidente-manager di capacità sperimentate che cerca (gratis) di far almeno galleggiare la banca in dissesto: con l’appoggio di un ministro del Tesoro preoccupato per la stabilità del sistema bancario e di altre Fondazioni che - a differenza dell’Ente Mps - non hanno perso il loro patrimonio, non hanno voluto rimanere a tutti i costi padrone della loro banca, non hanno mal gestito la banca fino al dissesto. Ma cos’è accaduto dopo?