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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Se Guzzetti viene indagato per aver provato a salvare Mps

Giuseppe Guzzetti (Infophoto)Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

L’intervento delle Fondazioni non matura perché l’Ente - presieduto dall’industriale “indipendente” Mansi - ha bloccato tutto: ha presentato anzi un esposto sulla “fuga di notizie” sulla trattativa riservata. Anche l’aumento di capitale urgente da 5 miliardi sollecitato da Profumo viene rinviato di sei mesi e quando si realizza, richiama solo due investitori sudamericani, che puntellano l’Ente e tranquillizzano momentaneamente il “groviglio armonioso” di Siena, disperato all’idea di perdere la sua banca-città. Ma l’illusione viene spazzata via quasi subito: a ottobre, lo stress-test che inaugura la vigilanza Bce innalza proprio il Monte sulla gogna di peggior banca dell’eurozona, di unico serio “buco nero” patrimoniale.

Il resto è cronaca: il lancio obbligato di un nuovo aumento di capitale da 3 miliardi e il pressing di tutte le autorità di vigilanza, italiane ed europee, perché Mps venga finalmente inglobato in un’altra realtà bancaria e avviato a un risanamento impossibile fino a che Rocca Salimbeni resterà avvolta nel suo velenoso groviglio municipale.

Nel frattempo alcuni dei responsabili del disastro-Monte vengono condannati: ma non per il crac (l’acquisizione suicida di Antonveneta nel 2007 la gestione dell’indebitamento attraverso derivati letali), quanto per il reato periferico di ostacolo alla vigilanza. Nel frattempo lo Stato deve intervenire direttamente nel Monte (unico caso in Italia) convertendo in azioni un prestito d’emergenza. Nel frattempo, infine, la Procura di Milano si inventa una nuova “narrazione” del disastro Mps: il passaggio più grave sarebbe stato un tentativo di salvataggio di una banca in dissesto da parte della prima Fondazione italiana e a un articolo di giornale che ne dava conto in modo fedele.

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