BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA E POLITICA/ Se Guzzetti viene indagato per aver provato a salvare Mps

Giuseppe Guzzetti risulta iscritto nel registro degli indagati della Procura di Milano per presunto aggiotaggio in una vicenda che ha a che fare con Mps. Il punto di ANTONIO QUAGLIO

Giuseppe Guzzetti (Infophoto) Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

Non più tardi di quattro giorni fa Alessandro Profumo, presidente uscente di Mps, si è visto costretto a replicare duramente a un socio in assemblea a Siena: “Devo dire che è un fenomeno particolarmente interessante, e che fa parte di questo Paese, che chi senza compenso cerca di sanare danni che altri hanno fatto viene insultato”. Ora tocca a Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri: iscritto nel registro degli indagati della Procura di Milano per presunto aggiotaggio, su esposto dell’allora presidente del Monte, Antonella Mansi. Anche questa vicenda - per usare le parole di Profumo - “fa parte di questo Paese”. E forse la cosa più opportuna è lasciarla raccontare all’articolo del collega di Repubblica del 23 dicembre 2013 che - a quanto risulterebbe - i Pm di Milano avrebbero giudicato penalmente rilevante.

Mps, Fondazioni e Fondi in campo, offerta bis per il 20%

Il mercato mette sotto i riflettori il titolo del Monte dei Paschi, sul quale piovono gli acquisti in vista dell’assemblea del 27 dicembre che dovrebbe avviare l’aumento di capitale da 3 miliardi e in scia alle mosse della fondazione Mps, primo socio della banca. Al centro dell’attenzione c’è lo studio di una soluzione che sblocchi l’impasse nella quale si trova l’ente di Palazzo Sansedoni, che potrebbe arrivare a cedere una quota del Monte dei Paschi (ne ha il 33,4%) ad altre fondazioni e fondi d’investimento per far cassa. Potrebbe così rimborsare parte del debito (a oggi a 340 milioni), seguire parzialmente l’aumento di capitale e restare così azionista della banca. La Fondazione Mps ha smentito che ci sia una formale trattativa a riguardo.

Aveva chiesto 14 centesimi di euro per azione. Ieri, al secondo round di trattativa segretissima, glieli avrebbero informalmente offerti. Antonella Mansi, tenace presidente della Fondazione Mps, a ore riunirà la sua deputazione per far esaminare la proposta bis di una cordata di investitori italiani e stranieri, fondi e Fondazioni ex bancarie. Difficilmente la proposta, da formalizzare entro domani, verrà rifiutata, anche perché in caso contrario si aprirebbe un crepaccio forse mortale per il “sistema Siena”, composto dalla più antica banca del mondo e dal suo ente azionista, inguaiato per aver voluto seguire fino in fondo le strategie disgraziate della passata gestione.

Le trattative erano imbastite da una decina di giorni, ma la prima offerta delle fondazioni - a un prezzo attorno ai 12 centesimi per azione - erano state rifiutate da Mansi, perché non avrebbero consentito all’ente di garantirsi un futuro dentro la banca conferitaria. La situazione, infatti, è complessa e quasi compromessa. Fondazione Mps ha un debito da 340 milioni e tutto il suo 33,5% di azioni nella banca è in pegno a una dozzina di creditori, che potrebbero escuterlo non appena il titolo scende a 0,128 euro (venerdì ha chiuso a 0,169 euro). Non avendo i soldi per sottoscrivere la ricapitalizzazione imposta dalla Commissione Ue al Monte per restituire nel 2014 almeno 2,5 miliardi dei 4,07 miliardi prestati dal Tesoro, la Fondazione premeva per un aumento ritardato a maggio del prossimo anno.