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ESUBERI WHIRLPOOL/ Sapelli: ecco l'errore di Renzi che può costar caro al Paese

La vicenda Whirlpool si presta a molteplici osservazioni, spiega GIULIO SAPELLI, che vanno oltre il singolo caso specifico e possono essere utili per il mondo del lavoro italiano

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La vicenda Whirlpool si presta a molteplici osservazioni che vanno dalla natura delle nostre relazioni sindacali, dal loro modello oggi prevalente, sino al tipo di partecipazione politica che si vorrebbe inverare nel rapporto tra la cuspide della circolazione delle classi politiche e i cittadini e i lavoratori.

La vicenda nelle sue linee generali è purtroppo nota. La crisi della Indesit si trascina da anni, da decenni, e segna anche in questo caso la frattura di un'unità famigliare che dopo essere divenuta unità imprenditoriale non riesce più a conservare tale unità scindendo proprietà e proprietà e controllo e controllo, ossia producendo una divisione sia tra gli azionisti che tra il management.

I riflessi sono noti. Perdita di potere sul mercato, perdita di influenza sul territorio e nei confronti della classe politica che avvince alcuni esponenti della saga famigliare e li cattura nei suoi bassi primi cicli di circolazione, decadenza, infine, proprietaria. Arriva il cavaliere bianco della Whirlpool. È una multinazionale affermata e ben diretta, con una visione di lungo periodo e la consapevolezza di affrontare una sfida che non è solo economica ma anche culturale. 

L'industria del bianco, ossia degli elettrodomestici, del resto è una delle più difficili al mondo. L'innovazione tecnologica ha sconvolto il modello di costruzione del plusvalore grazie a tecnologie distruttive del passato e a delocalizzazioni da manuale sul fronte del costo del lavoro. Nel mentre la competizione si spostava con una meccanica per aggiunta di apparecchiature elettroniche sul prodotto finale offerto ai consumatori in una sorta di competizione che più che sulla solidità ormai punta sulla lievità dell'uso, sul risparmino energetico, ecc., ossia su tutti i valori green che oggi sono di gran moda in una narrazione che da sostenibile si fa puramente capitalistica nel senso di sostenere la domanda con un'offerta che diviene sempre più sofisticata. E Whirlpool è uno dei gruppi multinazionali più avanzati in questo campo.

Il sindacato italiano va detto - così com'è avvenuto sul fronte del lavoro nell'industria tessile - ha nell'ultimo ventennio sperimentato una grandissima capacità di adattamento e di realismo, elaborando strategie di contenimento della disoccupazione grazie alla prevalenza di una logica di compartecipazione, di cogestione delle ristrutturazioni che neppure le sparate ideologiche più potenti si sono rilevate in grado di smontare grazie alla sagacia, all' intelligenza, alla volontà di lotta realistica tanto dei lavoratori quanto dei loro dirigenti.

Un caso da manuale che sfata tutta la vulgata corrente sul sindacato italiano diviso e anomalo grazie a quella controfigura da avanspettacolo che gira i palcoscenici vestendo gli abiti di Landini e che getta discredito sul sindacato serio e veramente fedele ai lavoratori, a iniziare dalla Cisl… per finire con essa e la sparuta minoranza riformista della Cgil.