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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Grecia-Ue, l'alternativa al Grexit

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

Data la struttura del sistema economico greco, tale effetto non appare sicuramente scontato. Quanto sopra, sinteticamente, riassume per sommi capi la sostanza attorno a cui ruota l'attuale negoziato (credibilità dell'euro, disastro economico greco), sconfinato in estremi comportamentali inaccettabili se guardati con distacco (la visita di Tsipras al leader russo Vladimir Putin, il ricordo del crac Lehman Brothers da parte del ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis sono sintomi di una mentalità ricattatoria, sicuramente non d'aiuto nella costruzione di un passo in avanti).

Anche la paralisi oggi mostrata da chi di fatto guida l'Europa si mostra stupefacente per l'incapacità di pensiero politico che sembra dimostrare (che significato hanno le richieste che vengono fatte alla Grecia? Volontà punitiva? Chi crede alla possibilità della Grecia di rimborsare i debiti contratti utilizzando solo il cilicio? Dove sta un progetto di crescita che aiuti il Paese a uscire dall'attuale problema?). Lo scontro tra le modalità comunicative proposte da Syriza e dal governo tedesco, guardate in contemporanea alla fermezza della fiducia della Bce di Mario Draghi nell'irreversibilità dell'euro (mai sostenuta dai commenti della Bundesbank, recentemente più silente delle abitudini iniziali), presentano la "Comunità europea" per quello che rischia di essere diventata: una letterale Babele senza guida dove i partecipanti parlano senza capirsi (o senza volersi capire). Come può essere successo questo degrado?

Il problema europeo è puramente politico, solo valutandone questa componente si può tentare di capire a quale sua evoluzione potremo assistere. Dalla nascita dell'euro a oggi la principale evoluzione riconoscibile appare essere data dal cambiamento di stile decisionale di chi governa l'area, da una preferenza decisionista iniziale (forte accordo iniziale soprattutto di Francia e Germania) a una rincorsa al consenso odierna (soprattutto gli anni del successo politico domestico della cancelliera tedesca). L'iniziale creatura incompleta ha vissuto iniziali anni felici, affronta oggi difficoltà che non consentono più la rincorsa del consenso, pretendono di nuovo la capacità decisionale dovuta da parte del rappresentante politico eletto.

Alla nascita dell'euro molti analisti oltre Atlantico si dichiaravano increduli sulle possibilità anche solo di nascere della nuova divisa, i più raffinati avevano capito che sarebbe nata e durata, fortemente sostenuta dalla volontà politica allora esplicitamente presente, si può dire che oggi la stiamo leggendo ancora nei comportamenti dei nostri politici (per nostri è meglio che ci abituiamo a intendere europei, non più nazionali)?

Riflettendo su queste ultime considerazioni, dovremmo stupirci della tranquillità con la quale i mercati finanziari stanno affrontando l'attuale, difficile momento. Com'è facilmente intuibile, i diversi esiti possibili comprendono significati ricchi di complessità formali, rispetto alle quali il generoso, ma solitario, aiuto della Banca centrale europea potrebbe iniziare a non essere più sufficiente.